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OCEANO MARE Anteprima dell'intervista a Sheilla realizzata da Eleonora Cozzari Il testo integrale con gli scatti di Marco Landini su Pallavolo Supervolley di marzo 2008 |
Ogni anno, da quattro anni, il suo destino trattiene il fiato. Ogni anno, da quattro stagioni, si infila la maglietta delle colibrì e resta a Pesaro. Non è il momento, questo. Non fa così male, ancora. Ma prima o poi lo sarà. E lei se ne andrà. Da quattro anni la sua storia è appesa alla decisione, cercata e voluta, di crescere a suon di bordate nel campionato più bello e competitivo del mondo. Ma tutti sanno e lei non lo nega, che quel colibrì dagli occhi scuri e la pelle olivastra un giorno riprenderà la strada di casa. Perché la passione di dare schiaffi ad un pallone (qui in Italia, lì a Pesaro) va di pari passo alla sua vita, che invece prima o poi tornerà dall’altra parte del mare. Dopo l’oceano. E quella che per qualcuno è una debolezza, per lei è la forza più grande. Più delle ore di palestra, degli attacchi ripetuti. Più della voglia di vincere il campionato italiano e le Olimpiadi di Pechino, che pure fanno parte del viaggio. Perché la casa in collina, il mare a due passi e la migliore amica nella stanza accanto riempiono vuoti nelle sere di nostalgia, ma non la trattengono qui. Sheilla Tavares De Castro, per tutti semplicemente Sheilla, quattro anni fa ha scelto di venire in Italia per proseguire il suo percorso. E solo quando l’avrà terminato tornerà al suo oceano. Al suo mare. «Sono partita dal Brasile che avevo 21 anni e da allora ogni volta firmo contratti solo per la stagione successiva. Mi dico: faccio un campionato e poi si vedrà. Perché? Perché se mi manca il Brasile poi torno». Ancora non è successo, però. In un pomeriggio di fine febbraio siamo andati a trovarla nella sua casa di Pesaro, sul colle San Bartolo e lei c’ha raccontato un po’ della sua vita. «Avevo tredici anni quando un insegnante della mia scuola mi ha “portato” al Mackenzie . A me è sempre piaciuto giocare a pallavolo, lo facevo con le mie amiche, ma lui mi ha detto: “secondo me diventi forte”». | |
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