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Non guardava Mila e Shiro, lei andava in piscina, nuoto agonistico. Ma se hai 8 anni e quando proprio ti va bene sei l’ultima scelta da chi fa le squadre, o diventi una campionessa di nuoto o i n quattro anni passi dal mini volley alla serie B. Al grido di “adesso vediamo se non mi fate più giocare”, ha preso a pallonate chiunque tentasse di fermarla. E ora? «Ora sono cresciuta e quando torno a casa mi urlano: Grande Vero!». No, non l’hanno più fatto… La mancata sirenetta di Massa è Veronica Angeloni, schiacciatrice (posto 4) classe ’86, oggi capitano della nazionale Under 20 che a fine luglio in Turchia si gioca i Mondiali di categoria. Loro, le campionesse europee in carica, non si vedono da un anno, alcune negli ultimi mesi sono state più o meno impegnate nel 60esimo campionato. «È una bella responsabilità, dopo il titolo europeo conquistato in Slovacchia tante persone credono in noi e poi un Mondiale Juniores non l’ha ancora vinto nessuno». E tra gli esami di maturità e il 19esimo compleanno, adesso Veronica può infilarsi di nuovo la maglia numero 12 con la striscetta bianca appiccicata. «Sono orgogliosa di essere il capitano, mi ricorda di dare il massimo, di essere un esempio tecnico e caratteriale. Quando sono in campo cerco di trasmettere tranquillità alla squadra e fuori di gestire il gruppo, di stemperare le discordie. Provo a sistemare le cose ecco, ma non capita spesso, siamo fantastiche». Pensi sia una frase di rito, ma ti sbagli. Perché lei fa nomi e cognomi: Lucia Crisanti, Katia Luraschi, Serena Ortolani e le altre del Club Italia. Veronica ha passato lì gli anni dell’adolescenza, dai 15 ai 18 il villaggio di Ravenna è stata la sua casa, poi il grande salto: dal podio con la medaglia d’oro al collo, alla prima serie A1. «Io sono una persona tranquilla, in campo voglio dire, se ripenso al punto della vittoria all’Europeo, mi ricordo che viaggiavo in trance agonistica, ma io ero lì, lucida. Poi sono arrivati gli allenamenti con Chieri e la nuova maglia. Guidetti mi ha fatto lavorare serena, mi ha detto subito che sarei stata la settima, il primo cambio, io reggevo il campo e lui mi davafiducia. Certo non pensavo che avrei giocato così tanto, ma quella è stata anche fortuna». E poi, all’All Star Game, è arrivata la chiamata nella nazionale A. «Ecco, lì devo ammettere che ho fatto più fatica a trattenere l’emozione e ogni volta che Bonitta si girava verso la panchina io facevo il passetto con il piede per fargli capire “entro io”, avete presente che intendo no?». Abbiamo presente. «Io ci credo alla maglia azzurra e spero di confermarmi anche in quella maggiore, ho sempre voluto mettere in testa a qualcuno che io ce la posso fare. Magari ad agosto ottengo un posticino. Ora però penso solo all’Under 20 e dico sul serio, la domanda sulla nazionale A me l’avete fatta voi…».Mentre parla ti dà l’impressione che stia sorridendo, che sia seduta nella sua casa di Chieri e parli con un’amica. Una delle tante, una delle sue compagne o una di quelle che abitano ancora a Massa. E non fai fatica a crederle, perché quando ti racconta che ogni tanto in cucina si girava verso Ramona (Ghisleni, la sua coinquilina) e le faceva «Ti faccio il purè, una botta di vita», non puoi pensare che non si stessero divertendo davvero. Ma la Ghisleni non era la sola fortunata ad assaggiare il purè di Veronica, fatto con le patate vere, ci tiene a precisare. «Non potevamo fare tardi e allora la sera ci trovavamo a cena, Valeria (Marletta) era l’organizzatrice ufficiale, bastava che dicesse: domani “serata della pietra”? E noi ci attrezzavamo. Puntualmente avanzava un sacco di roba, perché Valeria faceva la spesa per 20… ma l’insalata mista con la bresaola, quello era il piatto che non mancava mai» |