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DUE DESTINI
Estratto dell'intervista a Chiara Arcangeli realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con numerose foto su Pallavolo Supervolley di settembre 2009

I simili non si cercano. I simili si trovano. E in qualche caso, si sposano. Chiara e Luca si sono conosciuti a quattordici anni, ad unirli la pallavolo, a separarli ancora tutto il resto. «Era estate, giocavamo a beach volley. A 15 anni era alto quanto me, era secco secco e non mi aveva colpito per niente». Poi una sera di dicembre, sei anni dopo, un gruppo di pallavolisti umbri si incontra in discoteca, «me lo sono ritrovato davanti, era diventato altissimo». Da quel momento si danno appuntamento sempre nello stesso locale. Ogni sabato sera. Da dicembre a maggio. Tutte le settimane, solo quel giorno. Passano altri sei anni e i due si ritrovano a passeggiare sotto la chiesa di S. Chiara, ad Assisi. È la notte di Natale e Luca apre una scatolina che brilla… «Mi ha messo sopra la panchina perché non si voleva inginocchiare e io ho aperto la scatola emozionatissima». Nel loro caso, è andata così. Lei è Chiara Arcangeli, il libero della Despar. Lui è Luca Bucaioni,  il secondo alzatore della RPALuigiBacchi. it. Ma la nuova famiglia che si è formata a giugno sotto le volte del PalaEvangelisti non è tutta  casa e pallavolo. Almeno a sentire Chiara, la nostra protagonista. «La pallavolo la sera si riduce alla classica frase: com’è andato l’allenamento? Ma poi si parla di altro. È un po’ come chi lavora alla Perugina che  non mangia più cioccolata». E non sono leggende cittadine. Né l’una né l’altra. Chiara è cresciuta negli angoli del palazzetto. Il papà, Patrizio, è stato lo storico allenatore delle giovanili della Sirio e lei da vent’anni indossa la maglietta biancorossa.Le bandiere qualche volta non sono solo un abusato luogo comune. In questa storia hanno i capelli scuri e gli occhi grandi. «Io non sono per niente stufa che si dica questa cosa. Io sono fiera del fatto che il mio papà è stato davvero il mio primo allenatore. E poi ho fatto di tutto al PalaEvangelisti. Quando ero una di quelle che puliva il campo, una volta mi si è rotto pure il manico dell’asciughino: da piccola che ero, mi sono rimpicciolita ancora di più. Poi sono diventata una tifosa e quando giocava la Torres io ero sugli spalti a cantare. Beh sì… se a Perugia c’è una bandiera quella sono io». A fine carriera a questa ragazza vanno regalate le chiavi del palazzetto. Formato gigante. Ma non per modo di dire, davvero.
E dopo un infortunio al ginocchio e il forzato cambio di ruolo, dopo una vita passata a scalare la vetta, nel 2003 approda in serie A1 come vice di Paola Croce. Un anno e mezzo all’ombra e poi il grande salto. Dalla stagione 2004-05 è lei il libero titolare. E qui viene il bello. Perché al primo tentativo non arrivano apprezzamenti o garanzie per il futuro. Al primo tentativo arrivano, nell’ordine: Coppa Italia, Coppa Cev e scudetto. En plein, non so se ci siamo spiegati. «Sì, ma vi assicuro che i primi due anni sono stati duri. Prendevo “cazziate” mostruose a destra e a manca. Ma che squadra!».

 

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