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SIMONE BUTI: IL RAGAZZO DI CAMPAGNA Estratto dell'intervista realizzata da Mariella Caruso Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di aprile 2010
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Il ragazzo di campagna è diventato alto molto in fretta. Più dei suoi coetanei che gli chiedevano “che tempo fa lassù”. Ha cominciato a giocare a pallavolo tardi e per caso… anzi «misticamente». Lo hanno messo al centro della rete dicendogli “prov a a saltare”. E lui, Simone Buti da Fucecchio, lo ha fatto alzando le braccia oltre i suoi 208 centimetri. E si è fatto catturare dalla magia del volley dopo aver bocciato il basket. «Nel primo giorno di prova mi disintegrarono e chiusi immediatamente». Oggi, mentre assapora la convocazione fra i ventidue azzurri di Andrea Anastasi («L’anno scorso ci sono rimasto un solo giorno. La vedo come la ciliegina sulla torta. Non mi piace pensarci troppo») Buti, “ragazzo di campagna” per autodefinizione ricorda e riflette. «Un mio amico – racconta per spiegare il suo approdo “mistico” al volley - aveva avuto un incidente in motorino ed è rimasto un mese in coma. Al suo risveglio una delle prime cose che ha scritto su un foglio è stata Buti, così mi vennero subito a prendere per andare a trovarlo. La persona designata fu Luca Berti (un simbolo della pallavolo toscana, ndr) che mi invitò a provare la pallavolo». «Io penso tanto, a volte forse troppo», confessa poi il centrale 26enne, autore di una regular season eccezionale con l’Acqua Paradiso Monza, squadra rivelazione del campionato. A cosa? Sostanzialmente al futuro. A quei «due o tre figlioli che vorrei» da Krizia, la sua fidanzata, con la quale è al primo anno di convivenza. «Il nostro obiettivo è mettere su famiglia. Il problema sarà dove vivere, visto che io sono toscano e di campagna e Krizia è di Mantova». E ancora. «La pallavolo non è il calcio, bisogna pensare a cosa fare quando smetterò . Mi piacerebbe mettere su un’azienda mia in Toscana diversa da quella familiare nella quale, comunque, lavoro ogni volta che torno a casa – afferma con lungimiranza -. Di recente ho dato il concime al grano con papà… anche se poi a casa si lamentano sempre. Specialmente mio nonno, che ha 82 anni, e non capisce perché io non possa mai prendere qualche giorno di ferie in occasione della raccolta delle olive. Per lui la pallavolo rimane un gioco».
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