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Una vita A COLORI


Anteprima dell'intervista a Nadia Centoni realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di ottobre 2006

Novembre, Azzurro, Giappone = Mondiali. In questo momento, molto della vita di Nadia Centoni è tinto di azzurro con un bel Sol Levante al centro del drappo. E’ oramai d’obbligo chiedere della rassegna che tra meno di un mese diverrà oggetto di cronaca di molti appassionati. Ma facciamo un salto indietro, torniamo a quel terzo posto, raggiunto al Gran Prix di Reggio Calabria ed all’allontanamento di Bonitta dal gruppo azzurro per volere delle stesse giocatrici. «È stato un momento faticoso, doloroso, ma anche aggregante. – ci spiega Nadia - Ci abbiamo provato a non arrivare al muro contro muro, ci abbiamo provato a parlare con Marco (Bonitta ndr) ma non c’era più la condizione per fare qualcosa di importante. Non si era mai vissuto un momento così. Credo che tutti quelli che ci hanno visto come un gruppo disgregato, hanno dovuto cambiare idea. Ora siamo unite tantissimo e spero che questo ci aiuti a sopportare il prezzo che dovremo pagare per la nostra scelta». L’unione sarà una chiave importante perché sebbene sulla carta il girone delle azzurre sembra essere agevole, quello che poi conta è arrivare sino in fondo e nonostante i dissapori con Bonitta al Gran Prix hanno dimostrato di poterla giocare alla parei anche con Russia, Cuba, Brasile e Cina, anche se come sottolinea la Centoni: «L’unica squadra che vedo un gradino sopra è il Brasile. Ha sempre la soluzione più efficace per chiudere il punto. Su palla alta, così come su quella spinta. Hanno testa e tecnica, alternano la potenza fisica alla giocata di pura tecnica. Con loro non puoi permetterti nemmeno un errore gratuito. Il loro sorpasso è sempre in agguato». Ma si sa, il “fardello” di campionese in carica in Giappone potrebbe pesare e diventare un macigno, ma l’opposto lucchese ha una risposta anche a questo punto interrogativo. «Per il Giappone si deve partire con la testa sgombra, portandosi dietro solo la consapevolezza di quello che si è fatto 4 anni fa, ma anche che da Berlino 2002 sono successe tante cose, sono arrivati altri risultati. Il ricordo di quella impresa non deve diventare fardello, ma bagaglio». Nadia ha le idee chiare su molte cose ed è il frutto di tante stagioni in serie A, di tanti sacrifici e della lontananza “forzata” dalla sua Toscana. Si impara a pensare in fretta quanto non ancora maggiorenne si è fuori di casa. Le città di Nadia sono diventate tappe importanti della sua formazione tecnico-tattica. “Il debutto con Novara in A1 l’ha vista migrare da posto 4 al ruolo di opposto. – scrive la Mignani - Con Pesaro ha cominciato a prendersi le proprie responsabilità, passando da una finale scudetto a una retrocessione con lo stesso impegno. Poi l’avventura di Padova, quella in cui era una veterana della massima serie e per questo i palloni che scottavano gravitavano ancora di più dalle sue parti. Infine c’è la crescita in Azzurra, ma quella forse è qualcosa di diverso. «La nazionale, è un dono. In questi giorni suonerà strano ma io per questa maglia devo ringraziare Marco Bonitta. È lui che mi ha convocato per la prima volta con la seniores. È stato lui che mi ha concesso una grande possibilità. Giocare in campo internazionale, con il meglio della pallavolo mondiale, ti fa crescere, acquisire una sicurezza e fiducia che ti porti dietro anche quando giochi per il tuo club. Mi ha affidato una grande responsabilità. Ho sostituito la Togut quando aveva problemi con il ginocchio in una competizione importante come la Coppa del Mondo del 2003. Ora che Elisa è tornata i ruoli sono chiari e non creano problemi. Con lei titolare io ho sempre avuto due alternative. Dare per scontato che il posto fosse suo e lavorare poco o continuare a crescere, ad allenarmi dando il massimo. Io devo entrare ed essere già pronta, il mio contributo deve essere subito positivo, non ho tempo per entrare in partita. Non è facile. Spesso mi chiedono il rapporto che ho con lei. Buono. Caratterialmente siamo molto differenti. Io sono estroversa, chiacchierona. Lei un po’ più timida, quindi anche da questo punto di vista spostiamo gli equilibri della squadra, diamo un diverso contributo». C’è ancora tanta Nazionale nell’intervista realizzata da Isabella Mignani. C’è il debutto nella massima, l’accensione del braciere olimpico nella città natale di Lucca, «Quel fuoco lo avevo già visto alle Olimpiadi di Atene, ma era lontano, ero protetta dalla squadra, dalle nostre emozioni di gruppo. Non pensavo potesse essere un’esperienza così forte», ed infine, c’è una cucina color blu con orecchini di corallo rosso.

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