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SENTI CHI PARLA Anteprima dell'intervista ad Alberto Cisolla realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di marzo 2008 |
"La prima volta che l’ho visto mi è sembrato un gigante. Aveva due grandi occhi che mi scrutavano sorpresi. Delle mani enormi, con delle dita che sembravano non voler finire mai. Quasi v olessero toccare. Avevo paura che fosse arrabbiato con me. Sono giunta come un fulmine a ciel sereno. Cioè papà Alberto e mamma Fenny mi aspettavano da nove mesi, ma me la stavo prendendo un po’ comoda. Poi ho deciso che era venuto il mio momento. Mia madre prende il telefonino e chiama il fisioterapista della Sisley Treviso perché papà era ad allenamento, gli dice frettolosamente che alla vigilia di un partitone con la Cimone Modena, il derby d’Italia del volley, io avevo deciso di venire al mondo. Il fisio Baiguini è pronto per la sua ambasciata, allertato da un po’ di tempo, e porta la notizia al mio papi che molla i compagni, l’allenamento e prende la borsa per raggiungere me e mia madre." Questi forse sono stati i primi pensieri della figlia di Alberto Cisolla, lasciando a questo angelo il compito di raccontare suo padre. Suo padre, che per noi non è un giocatore qualsiasi. Come dice lei è il capitano della nazionale, un punto di riferimento della Sisley Treviso. Qualche mese fa , quando l’estate azzurra doveva ancora iniziare, lo mettemmo in copertina insieme a Leo Lo Bianco per festeggiare i loro gradi di capitani. Il titolo era “Bravi ragazzi”, per le loro facce pulite, per l’impegno e l’umiltà sempre dimostrati in campo e fuori. «Quando si è dentro si pensa molto poco a cosa è la leadership, cosa significhi essere capitano, cosa bisogna fare per farlo bene. Io sono in un’età per poter gestire la responsabilità di essere un punto di riferimento per la squadra, ma anche per l’esterno. Hai l’equilibrio giusto per poterlo fare. Da te ci si aspetta quella frase in più, quell’impegno che fa pensare un po’ più alla squadra e un po’ meno ai tuoi interessi. La fascia che mi ha dato il Ct Anastasi fa parte di un percorso iniziato già alcuni anni fa con Gian Paolo Montali, quando individuò in me, Vermiglio, Mastrangelo e Cernic i quattro “senatori” che dovevano essere l’anello di congiunzione tra noi e i giovani». | |
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