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                             Quando palleggia il tifoso
 Anteprima dell'intervista a Manuel Coscione  realizzata da Fabrizio Rossini
 
Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di aprile 2007

 
 

La battuta più bella su di lui la fece Andrea Sartoretti, all’epoca suo compagno di squadra a Cuneo: “Coscione? Credevo fosse un soprannome”. Ride di gusto anche Manuel a raccontarla, oggi. Oggi che Coscione da Cuneo è uno dei pallavolisti italiani più famosi, o in procinto di diventarlo, perché non solo guida una delle squadre più forti del campionato, la Bre Banca Lannutti, ma la sua maglia azzurra ha i gradi di alzatore titolare verso l’avventura europea 2007. Ora, il “Sarto”ha ragione. Perché del “Coscio”, come lo chiamano in tanti, le ragazze più giovani amano forse la bella faccia d’attore e gli occhi chiari. Quanto ai puristi, probabilmente stravedono per i suoi polsi, così rapidi nel far uscire il Molten, due schegge poi quando si tratta di ruotare e dare la palla dietro a Lasko. Ma lo spettatore distratto che fa zapping su Sky non può far a meno di notare le sue gambotte muscolose, da cui la gaffe del leggendario mancino. Che poi servono, i cosciotti, altro che se servono. Perché se si gioca nella pallavolo dei giganti, in mezzo a stornelli come Riad (2.04) o Omrcen (2.08) e tu sei giù, 20 cm più in basso, e non hai le braccia da mulino a vento che sfoggiano loro, da rete devi uscirci lo stesso con le mani. E Manuel, vedansi statistiche di Lega, comincia ad avvicinarsi alle medie di alzatori più alti e dotati a muro, come Meoni, o come il suo prossimo avversario diretto in azzurro, Giordano Mattera, un altro dei tanti talenti cresciuti a Cuneo. È bello parlare di volley con un cuneese doc. Una volta non erano tanti. Ora invece i pallavolisti nativi o d’adozione di Cuneo stanno diventando sempre di più. Un segnale di quanto abbia lavorato bene il club del presidente Lannutti. Cuneese doc, sì. Perché Manuel Coscione c’era quando Cuneo giocava al Palatenda, lui asciugava il campo per i campioni, e il presidente Bruno Fontana sognava un vero palasport per i suoi ragazzi. Coscione c’era quando il palasport nuovo era arrivato, e il suo amico Gianluca dovette sparare a pallini a quel pallone rimasto incastrato fra i travi dell’altissimo soffitto, speditoci chissà come da Iervolino. Coscione c’è adesso, che Cuneo, dopo tante coppe, vuole quella cosa che comincia per “esse”, ma non è sfiga, perché di quella ne hanno avuta già troppa in Piemonte...
«È scudetto – tuona Coscio ridendo, sul divano di casa. – Lo ridico? Scudetto! Va esorcizzata questa cosa, va detta ad alta voce, vogliamo vincere il campionato, è l’anno giusto, siamo forti…». E pensare che… «E pensare che c’è stato un punto preciso, un momento in cui avevo pensato di smettere di giocare. Passavo dall’Under 16 all’Under 18, e il mio allenatore dell’epoca, Mario Sasso, non mi faceva giocare più tanto perché col passaggio d’età ero il più piccolo e avevo Daniele Sottile davanti. Arrivai cotto verso aprile o maggio, perché avevo avuto un’annata con la scuola che imponeva due rientri pomeridiani. Ero distrutto: i miei genitori, che non mi hanno mai forzato, mi dissero di fare ciò che mi sentivo. Sottile andava in prima squadra, quindi alla fine io sono rimasto. Ho superato lo sconforto. Ho frequentato l’Itis, sono perito elettrotecnico. Se andavo bene? Non male. Ho beccato l’anno del passaggio ai centesimi e ho preso 84 alla maturità. Avevo pensato anche di andare all’università, perché a 19 anni non sapevo se avrei fatto il professionista. Poi però ho avuto il militare a cavallo di questa scelta, era difficile e avrei dovuto far fare sforzi economici in famiglia non indifferenti. Avevo pensato all’Isef, ma c’era la frequenza obbligatoria a Torino… Ho rinunciato». Ora, dovete sapere che di tanto in tanto, durante queste interviste nelle case dei nostrani pallavolari, capita che suoni un telefonino. Quando è quello del cronista, vibra discreto. Se fosse quello della fotografa Daniela, la suoneria è da sempre quella che sui Nokia sceglierebbero i bambini di due anni, “sheep” qualcosa. Ma a suonare in quel momento è il cellulare di Coscione, e beh… Pare di essere a Zelig. Accuratamente divisi per gruppi e accatastati per suonerie differenti, amici e parenti di Manuel sono riconoscibili per battute di Aldo, Giovanni e Giacomo, che squillano ad alta voce, coi loro “Miiiiii” e facezie assortite. «Mi fanno impazzire, questi tre. Ho tutte le suonerie con le battute dei “Corti”. Mai visti dal vivo, purtroppo, non sono mai venuti a Cuneo. Ho visto tutto, di loro. Ehm, diciamo che li ho visti… su internet, ma lo dico a bassa voce. Sono pure un patito dei film adrenalici, alla “XXX”, con Samuel Jackson, De Niro, anche se il mio preferito resta Denzel Washington, lo adoro». La famiglia del Coscio vive a Cuneo. Unico attualmente missing: il fratello Daniel, che gioca a Bari in A2, nell’Abasan. Papà Luigi, grande appassionato di moto e di sport, non si perde una partita: è finanziere, il cognome Coscione rivela origini salernitane. «L’intenzione di papà è scarrozzare mamma Patrizia con la sua nuova Honda Pan European 1300, magari venendomi anche a trovare a Cervia, dove ho comprato un appartamento. Poi in famiglia seguo io, classe 1980, Daniel di quattro anni più giovane e Mattia, che è del ’90». Sorge spontanea la domanda un po’ idiota. Tre fratelli, tutti e tre pallavolisti e palleggiatori. Due addirittura in Serie A e con Mattia che fatica nelle giovanili Bre Banca, ma spera di arrivarci. «Boh, non so rispondere. Una passione comune? Tra l’altro io e Daniel come tocco ci somigliamo, come me nasconde molto la palla, Mattia ha tutto un altro stile. Ammetto, colpa mia, non lo vedo da un po’ giocare, ma giochiamo con calendari sempre alternati… Io d’estate mi mettevo spesso a palleggiare con lui, gli do due dritte quando posso, come i piegamenti sulle dita…».

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