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COSTAGRANDISSIMA
Anteprima dell'intervista a Carolina Costagrande realizzata da Camilla Cataldo
Il testo integrale con numerose foto di Luigi Di Fiore su Pallavolo Supervolley di giugno 2008

La rivincita sarà il tricolore”. Gliel’avevano giurato i tifosi, il giorno dopo la sfortunatissima serata di San Lazzaro che vide la Scavolini vittima di una Foppapedretti cinica e spietata in Coppa Italia. Carolina Costagrande conserva come una reliquia attaccata al frigo il foglio rettangolare che le avevano regalato i fan proprio all’indomani della sconfitta più dolorosa. Loro sì che avevano visto giusto. «Nel pomeriggio più difficile, alla fine dell’allenamento, coach Angelo ci ha chiesto di non andare via subito.Lui sapeva che ad aspettarci c’era un gruppetto di ragazzi che voleva farci forza, con cori, tamburi, paste, abbracci. Di solito la gente c’è quando le cose vanno bene, loro ci sono stati nel momento più duro dell’anno. A livello umano certe dimostrazioni sono impagabili». E questo è il primo segnale della bontà d’animo di una donna che è una macchina da punti, ma che picchia forte soltanto il suo amico pallone. Con gli altri è tenera, dolce, anche se «a volte risulto antipatica perché dico sempre quello che penso». Non difetta in personalità Costagrande, anzi “Costagrandissima” dopo l’ultimo campionato. Il secondo indizio di chi sia la bomber italo-argentina (italo per bisnonni piemontesi) lo avverti quando ti fa una richiesta, con fermezza e lealtà. «Per favore non far comparire alcuna vena polemica dal pezzo. Non voglio frasi a effetto, non voglio comparire diversa da quella che sono». È reduce da cinque ore di servizio fotografico a Rimini, tra studio e mare, immersa nell’acqua gelata ma in mezzo al calore di Luigi e consorte, che tiene a ringraziare affettuosamente. «Sono persone in gamba, sono state carinissime. Avevo scattato soltanto qualche foto per me, prima delle centinaia dell’altro giorno. All’inizio ero timida, poi mi sono sciolta». Lucida e gentile, è Carol (o Caròl, alla brasiliana, o anche Caro, e sono tre) a metterti a tuo agio. Dormigliona, abbronzantissima. «È merito del beach volley – spiega –. Sto giocando a Fano e sono pronta ad affrontare le tappe del 4x4 con Pesaro e 2x2 assieme a Natalia Brussa, la ragazza con cui ho legato di più e che ho preso sotto la mia ala. Per me il beach è la novità di questa estate, trovo che sia meno traumatico che stare in palestra. Tanto non sarei potuta star ferma tre mesi. L’anno scorso mi ero allenata con il Brasile e ho visto che lavorando rendo di più nella stagione successiva». Avversarie avvisate. Non si riguarda al video, anzi lei proprio non la utilizza la tv. «Non ho il cavo per accenderla, è rimasta spenta tutto l’anno. Tanto sto sempre davanti al computer: scarico la musica o seguo la mia telenovela preferita in Argentina. L’ho trovata su You tube…». Oppure esce con gli amici (Cice in testa) e con Janette, la giovane allenatrice brasiliana delle giovanili con cui ha stretto un bel rapporto. «Mi piace la loro filosofia di vita. Ho anche imparato il portoghese…!». E in “famiglia” di elementi carioca ce ne sono parecchi. Il rapporto con Vercesi è speciale. «Quando arrivò a Pesaro lo fece con la qualifica di preparatore atletico e si rapportava a noi come un fratello. Poi è diventato il primo allenatore, ma il dialogo e la confidenza non sono mutati, anzi. Anche se si passavano le serate insieme il rispetto non è mai venuto meno». Angelo è un punto di riferimento per Carolina e Carolina è un punto di riferimento per Angelo, che la prende spesso come esempio della determinazione di un gruppo che non ha mai smesso di credere in se stesso. «Parla di me perché l’anno scorso assieme a Muri e Mari sono stata l’unica della squadra ad aver svolto l’intera preparazione. Mi è venuto naturale trascinare le altre nel nuovo sistema. Se così si può dire, ho fatto da “cavia”! Con il coach si parla di tutto, e noi siamo qui per dimostrare che tra Argentina e Brasile non c’è alcun tipo di astio!», scherza colei che in squadra si è guadagnata il profilo di “mamma”. Col freno. «Lo accetto, ma non esageriamo! Anche le compagne sono state le mie mamme quando ero io ad aver bisogno».

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