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LA FAVOLA DEL VOLLEY


Anteprima dell'Intervista a Angel Dennis e Simona Rinieri realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale completo degli scatti realizzati da Fiorenzo Galbiati, su Pallavolo Supervolley di dicembre 2005
A noi del volley le storie d'amore tormentate alla Elisa di Rivombrosa o, meglio e più colto, alla Heathcliff e Catherine di Cime tempestose ci fanno un baffo. E non perché siamo cinici, tutti rapiti dalla performance sportiva, dal gesto fisico, dal salto e dalla saetta, ma perché la nostra favola d'amore ce l'abbiamo ed è bella e spettacolare come poche. C'è la sorridente protagonista, romantica e guerriera, che risponde al nome di Simona Rinieri. E non ci manca neppure l'eroe buono, muscoloso, tale Angel Dennis, che si trova a combattere con un destino avverso. Un'altra cosa. Per una favola perfetta ci vuole un antagonista, insomma un nemico che puntualmente rompa le uova nel paniere, che crei difficoltà, che lanci tuoni e fulmini per non far avverare la felicità dei due protagonisti. Almeno, non subito. Quello pure, in questa storia non manca, ma dargli un'identità certa è più difficile. Si potrebbe individuare nel sistema, nello stato di cose, nella vita dopo le rivoluzioni del Che e dopo i missili piazzati da Kennedy, dopo gli embarghi che strozzano la gente comune e nel paradossale clima da Guerra Fredda che ogni tanto si ripropone. La nostra dolce donzella era stata adocchiata dalla causa del volley italico da un po', convocata in nazionale e nella prima, fortunatissima, edizione del Club Italia. In quello stesso periodo, estate '98 o giù di lì, il nostro eroe, pur parlando un'altra lingua e provenendo da un paese lontano e diverso, era in Italia, a Sportilia, in ritiro con la propria nazionale. Simona aveva posato gli occhi su di lui, si narra per un solo istante, e lui iniziò a guardarla con maggiore attenzione. «Mi guardava, ma figurati se mi avvicinavo a un cubano - racconta divertita Simona - con quella fama che si portano dietro». In queste tournee con la nazionale e nelle competizioni internazionali il talento di Angel emerge, è sotto gli occhi di tutti, anche delle squadre italiane. È Palermo la prima a puntare su questo mancino dal corpo statuario e dal braccio velocissimo. Angel ci mette un nonnulla ad ambientarsi ai ritmi del nostro campionato. Non scalpita a comprarsi telefonino, macchine potenti. Pensa a giocare, a conoscere, a scoprire frutti che assomigliano a pomodori e che noi, in Italia, chiamiamo cachi. «Angel è un cubano atipico, poteva farsi affascinare da tutto
quello che, arrivato qui, gli era a portata di mano. Invece ha continuato a pensare alla sua famiglia, a casa, ai suoi due fratelli. Pensa che il Mercedes che ha ora, lo ha acquistato da pochissimo. Prima solo investimenti per poter mandare più soldi possibile alla sua famiglia». A Cuba la sopravvivenza è garantita, lo stato ti passa un lavoro, l'assistenza sanitaria, l'istruzione fino all'università e anche il mangiare. Non tanto. Tutto il resto è superfluo e non sempre raggiungibile. Tanto per capire, un medico guadagna 25 dollari al mese. Per vivere al di sopra della sopravvivenza ci sono due possibilità. Avere delle rimesse dai parenti che sono all'estero, oppure lavorare nel turismo e guadagnare con le percentuali e le mance degli stranieri. «Quando era a Palermo - è sempre Simona a raccontare della loro storia d'amore con Angel che la marca quando dice qualcosa che si allontana dal seminato - era in squadra con Vigor Bovolenta che ha giocato a Ravenna e che quindi mi conosceva. Vigor gli ha chiesto spesso se voleva il mio numero, ma lui non mi ha mai chiamato, si vergognava. Così è passato altro tempo fino alle Olimpiadi di Sydney. Sia noi che loro abbiamo svolto una settimana di stage all'interno del Villaggio Olimpico. Stessi orari, stesse palestre…». A questo punto della storia entra in scena un altro personaggio immancabile nelle favole: il saggio, colui che sa e che aiuta i protagonisti a scoprire le verità.
L'aiutante di questa storia d'amore risponde al nome di Angiolino Frigoni. Non saltate sulle sedie, nessuno di noi sta dicendo o scrivendo che l'ex Ct della nazionale femminile abbia spinto Simona nella braccia di Angel e viceversa o che non ci fosse il massimo rigore all'interno della spedizione azzurra. Angiolino Frigoni, nei tanti discorsi che fece alle sue atlete, profetizzò: «Qualcuno di voi alle Olimpiadi troverà l'amore della propria vita». Simona era diffidente: per lei in un villaggio enorme, con tanta gente che poteva conoscersi solo superficialmente, potevano esistere solo avventure. Gli amori della vita, no, quelli non potevano nascere. I contatti con Angel erano ancora impacciati e timidi. Si erano visti in palestra e si erano appena detti ciao per non disturbare i propri allenamenti. È stato nelle ore di libertà, quelle passate nei negozi per fare incetta di souvenir o nella sala giochi che i due iniziarono ad annusarsi, ad avere bisogno di sapere cosa facesse l'altro, dove fosse e di passare il proprio tempo insieme. «È stato un inizio davvero unico, però io mi facevo mille problemi -continua Simona - non riuscivo a giocare come sapevo, in partita mi sembrava di far schifo, passavo ore a parlare con Angiolino. Gli dicevo che non volevo che pensasse che io stessi giocando male a causa di Angel e lui era sempre pronto a tranquillizzarmi. Mi diceva che se avesse avuto anche il solo sospetto di una cosa simile non mi avrebbe neanche schierato». Finite le Olimpiadi, Angel e Simona si separano con la promessa di rivedersi presto in Italia. Simona porta con sé un puzzle - ricordo da costruire insieme, tassello dopo tassello, come la costruzione di un amore. «Arrivata in Italia mi crolla il mondo addosso. Sulla Gazzetta dello Sport campeggiava un titolo gigante: i cubani salutano l'Italia, in foto c'è Angel che fa ciao all'obiettivo. Nel pezzo leggo che la federazione cubana imputava gli scarsi risultati al nostro campionato, troppo stancante, e che non li avrebbe mandati in Italia».
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