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Il mortirolo
Estratto dell'intervista a Gianluca Durante realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con numerosi scatti su Pallavolo Supervolley di luglio/agosto 2009

Il destino, si sa, ha un carattere capriccioso e volubile e, finalmente, sorride a una squadra che si stava abituando ad essere eternamente seconda, premiando un gruppo che ha saputo arrampicarsi sugli specchi, che non ha mai pensato di dividersi, di far entrare malumori, incomprensioni. destino inizia a sorridere e non smette di farlo. Conquistato da questo spirito mai domo. Se c’è un momento in cui questo destino si rivela, in cui squarcia la realtà facendo trapelare nel presente quello che succederà, è proprio nel recupero fantastico di Gianluca Durante negli ultimi scambi della finale per lo scudetto: «Quella giocata deve aver colpito tutti, tanto che i primi tempi tutti me ne parlavano, ma io non ricordavo altro che la voglia di non farlo cadere, perché è vero che abbiamo dimostrato di crederci fino alla fine, di lottare anche contro i pronostici, ma tre palle match a Trento proprio non si potevano concedere. Quando ho rivisto l’azione non ho ben capito come ho fatto a mandare il pallone di là, ho tirato su quel braccio guidato dal mio istinto. Le possibilità erano e restano poche in un recupero così». Poche, però, è sinonimo di possibile, sinonimo di una via percorribile che porta al successo. Con un po’ di ostinazione. Determinazione o testardaggine, tutte virtù o difetti che non mancano al libero della Copra Nordmeccanica Piacenza. Anzi, sono fondamenta del carattere del giocatore nato a Nardò. Quello che conosceva e che aveva condiviso con i propri compagni era il merito di costruirsi quell’opportunità, rimanendo attaccati alla formazione di Trento nonostante le spallate di Grbic e compagni. Quello che conosceva per filo e per segno era la propria storia e quella della sua squadra. Le sue fatiche e quelle di un gruppo troppo spesso colpito dalla sfortuna, dagli infortuni, che ha iniziato i play off scudetto con la stessa convinzione di un ciclista che davanti a sé ha il Mortirolo. C’è da pedalare. E tanto. Quando lo fai in una squadra che ti chiama per sostituire quello che tutti considerano il miglior libero del mondo: Sergio. Gianluca Durante ha scelto la salita più impervia la scorsa estate. È diventato l’osservato speciale, anche il capro espiatorio. In fondo, per la massima serie era uno sconosciuto e quando le azioni del passato non possono essere il tuo avvocato difensore paghi doppio quello che fai di sbagliato e incassi la metà quando fai qualcosa di buono. «È stata una prassi di tutto l’anno, ma quando ho accettato la proposta di Piacenza sapevo di dover mettere in conto anche questo, insieme al costante confronto con Sergio. Il funambolico. Probabilmente avrei dovuto ricevere o difendere raddoppiando tuffi e capriole per far vedere meno la differenza. Tutto questo, però, è stato messo in conto. Era un treno troppo importante. Non potevo perderlo, a costo di sopportare di essere considerato il peggiore della squadra, di dover sostenere e ribattere lo scetticismo nei miei confronti. Tutto ciò non mi ha mai distratto dal lavoro in palestra, non ha intaccato il mio umore. Ho accettato questa proposta mettendo da parte l’orgoglio e ricominciando da capo. Già in passato avevo ricevuto offerte dalla Serie A1. Le squadre mi cercavano come terzo o quarto schiacciatore, ma in quel momento per me era più importante giocare. La A1 è per tutti un sogno, ma io sapevo di non essere nella condizione di potermela giocare per un posto da titolare. Il mio fisico, la mia altezza in questo campionato potevano essere un limite. La serie cadetta, invece, mi appagava. Avevo un ruolo definito e un’identità. Ero lo schiacciatore che dava equilibrio alla squadra, tra i migliori nei fondamentali ricezione e difesa. Una situazione che, fino alla telefonata di Bondi e poi a quella di Lorenzetti, pensavo non dovesse cambiare più».

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