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Sorpresa: la Finlandia quarta agli Europei, ben davanti a numerose più nobili concorrenti! Sorpresa: Padova nei quartieri alti dell’avvio di campionato, con qualche scalpo eccellente in saccoccia e l’impressione di poter lottare con chiunque! Sorprese? Anche, ma non solo. Intanto, perché la regia è la stessa. Vorrà dire qualcosa? Deve. Con Mikko Esko, palleggiatore finlandese dell’Antonveneta, si parte in stretto ordine cronologico dal torneo continentale con la nazionale nordica guidata da Mauro Berruto a centrare un traguardo storico nella manifestazione del botto inaspettato per eccellenza, l’oro della Spagna di Anastasi. «Sì, un risultato del genere alla vigilia era più che altro un sogno, per me e per gli altri. Il tipo di calcoli nelle nostre teste era che serviva almeno la vittoria contro la Croazia per superare la prima fase. Poi è arrivato il tie break con l’Italia, il successo con i croati, il 3-0 alla Bulgaria. Nessuno in Finlandia si attendeva un cammino così, con in più la grande occasio ne per entrare in finale, visto il vantaggio 2-1 in semifinale con la Spagna. Al termine, la soddisfazione è molta, certamente. Ma, da atleta, non puoi non avvertire un pizzico di rammarico: quando arrivi lì, fiuti l’occasione, la fame cresce, vuoi di più. E allora ripensi alla semifinale o alla possibilità di salire sul podio». Ma la storia della pallavolo finlandese è ormai scritta. Anche grazie a un italiano, quel Mauro Berruto che con Mikko ha un legame speciale. «A lui dobbiamo tantissimo. Prima non ci siamo mai allenati così tanto e con i sistemi che devono essere utilizzati da una formazione che vuole vincere. È aumentata la quantità di allenamento, ogni seduta viene scoutizzata, ma è soprattutto la qualità ad essere cambiata: è difficile allenarsi ogni giorno al massimo, ma adesso è questo il nostro obiettivo. A Mauro dobbiamo il risultato degli Europei, ma anche l’ingresso in World League. Personalmente, è merito suo se sono arrivato a Padova dal Belgio, un passaggio molto importante perché mi ha permesso di confrontarmi ogni settimana al massimo livello». Sul campo, però, nessun radiocomando da allenatore a palleggiatore. «Con i miei compagni abbiamo anni di frequentazione: siamo diventati tutti più forti, più esperti. Io sono molto libero: mi piace giocare veloce ed ho la possibilità di farlo». E adesso? Come si immagina Mikko il futuro del volley del suo paese? È possibile pensare ad una Finlandia stabilmente tra le grandi? «È molto difficile, ma possibile se continuiamo a lavorare così. Sono molti i paesi che lottano per diventare o rimanere grandi. Da noi, quasi tutti i giocatori nel giro delle nazionali giovanili passano attraverso 3-4 anni di una apposita scuola di sport, che ho frequentato anch’io». |