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Oltre la porta Estratto dell'intervista a Alessandro Farina realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale con numerosi scatti su Pallavolo Supervolley di settembre 2009 |
Ci sono momenti in cui la voce della delusione sovrasta il battito del proprio cuore. Ci sono momenti in cui si guarda la porta in fondo al corridoio e si pensa solo alla luce che ci sarà dietro. Il desiderio di varcarla, di proiettare il proprio corpo e i propri pensieri al di là di quei battenti, striscia nelle fibre più profonde del proprio io. Graffia. Varcare quell’uscio per non tornare più. Chiudere la porta e non volerne saperne più nulla di quello che accade all’interno. Sbattere la porta, per dire addio. Fuggire? Sì, perché no? Quando la forza del legame è nulla, la fuga diventa una possibilità. L’altra è quella di restare. Rimanere per far tacere quell’odiosa voce della delusione. Progettare la rivincita. Il riscatto. Questi momenti prima o poi accadono nella vita di tutti. Nella vita di tutti prima o poi compare una porta. Insorge la voglia di fuggire. La prima che senti, perché quella di restare arriva sempre per seconda. A freddo. Questi momenti attraversano la vita dei pallavolisti, costretti dal destino ad andare avanti e indietro tra vittoria e sconfitta più spesso di un qualunque Signor Rossi. Questi momenti hanno attraversato anche la vita di Alessandro Farina, libero della Sisley Treviso da 11 stagioni. Nove di queste sono state costellate di vittorie, una dietro l’altra, una più importante dell’altra. Le ultime due, invece, sono state più amare del fiele. Velenose. Pungenti. Perdenti. Per dieci campionati la porta alla fine del corridoio di Alessandro Farina era sovrastata dalla parola arrivederci. Si usciva soltanto perché le partite erano terminate, la tasca era riempita dal biglietto di ritorno. Alla fine dell’ultimo, invece, quell’arrivederci non era così evidente. Il desiderio di fuga percepito come il più impellente. In tasca, solo pensieri e riflessioni. «I pensieri fatti a caldo – spiega Alessandro – mi vedevano lontano da Treviso. Troppa la delusione per non essere riusciti ad esprimere il nostro potenziale. Questi pensieri, però, vanno riaffrontati». Discorsi che devono passare sotto la lente della revisione. «Già, e allora ti lasci affascinare da un nuovo progetto, che ha come obiettivo quello di ridare vita a un ambiente. I cambiamenti sono talmente tanti e questa Sisley è tutta nuova. Motivi che mi hanno spinto a restare. Non lo avrei potuto fare senza. Ora con Fei, Papi e Ricardo faccio parte del gruppo più esperto: abbiamo il dovere di guidare i giovani che sono in squadra, spronarli a raggiungere un livello più alto di gioco e rendimento. Aiutandoli nei momenti di difficoltà. In qualche modo la stagione che sta per iniziare mi ricorda molto quella del 2002-03. In quell’anno la società richiamò tutti i giocatori in prestito, cresciuti nel settore giovanile della Sisley e pronti per giocare in un big team, con grandi obiettivi. Erano i vari Fei, Vermiglio e Tencati. In quella stagione si voleva aprire un nuovo ciclo ed arrivò uno scudetto bellissimo e importante» |
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