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Fox, lo "sdatto" che conquistò il mondo


Anteprima dell'intervista ad Alessandro Fei realizzata da Fabrizio Rossini
Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di novembre 2006
 

Sebra scende le scale di casa Fei. Sarà l’addominale un po’ sblusato (che quest’anno va di moda moltissimo, alla faccia dell’uomo iper-palestrato che abita con lei), sarà la gambetta non eccessivamente slanciata, ma la panciotta di Sebra sfrega sui gradini mentre cala ansimando al piano inferiore.
Vita da star, che ci volete fare.

Siamo venuti qui, in un grazioso appartamento di Treviso, per fotografare e rendere personaggio del mese il bulldog inglese più famoso del volley. Già, perché solo incidentalmente ci occuperemo anche di Alessandro Fei, uno degli opposti più forti del mondo, della moglie Stefania, delle vicende azzurre e della Sisley. Il protagonista è lei, Sebra, bocca grande naturale e non siliconata, faccia grinzosa in barba al botulino, occhio svagato e profondo alla Bette Davies. Lei è la custode fedele di tutti i segreti di Alessandro Fei, il potente opposto di Treviso e della nazionale. Solo lei conosce i più intimi reconditi dei litigi azzurri e cosa si siano detti esattamente il ct Montali e la sua truppa prima della stesura del Patto di Venezia, l’accordo di non belligeranza stipulato in riva alla Laguna dalla rivoltosa truppa per non creare un altro “caso Bonitta” in seno alla nazionale più vincente del volley. Solo lei, Sebra, può ronfare gioiosamente ai piedi di “Fox” mentre lui ripassa, sdraiato sul divano, gli studi di Daniele Bagnoli sugli avversari.
 
Ma Sebra, già stanca dei primi colpi di flash di Daniela Tarantini, se ne va nella sua morbida cuccia fashion: il tipo di giaciglio che poteva avere il cane di Elvis a Graceland. Noi quindi, per ingannare l’attesa, parliamo col tipo più alto. Il toscano di Saronno.

«Sono toscano, sì, ma nato a Saronno. Mia madre Silvana lavorava alla Standa a Milano, mio babbo Moreno era toscano di Foiano ma era impiegato in banca, al Credito Varesino di Milano. Abitavano a Saronno, ed eravamo in Lombardia quando siamo nati io e prima ancora le mie sorelle: Sonia, che ha sei anni più di me, 34, e Nadia che ne ha due in più, trentenne. Dopo tre anni dalla mia nascita, io e Nadia ci siamo spostati coi nonni in Toscana, e solo quando sono terminati i lavori alla casa in Toscana sono rientrati anche mamma, papà e Sonia. A Foiano. Che è casa mia, perché a Saronno ci sono stato davvero poco».

Ora, la cosa buffa degli sportivi bi-polidi è che, se diventano famosi e vincenti come è capitato al Fei, in genere regioni, province e comuni se li litigano, nella grara alla consegna della targa e del premio di turno. Buffo, ma vero. Così Alessandro viene conteso da chi gli ha dato i Natali, come Saronno, e da chi gli ha fatto gran parte delle Pasque, come Foiano della Chiana. E capita che in Lombardia ci sia addirittura un museo che ospita il noto cilindro. Sì, proprio quel copricapo che Fei indossò il giorno del suo matrimonio, sconvolgendo le sue fan che si precipitarono su internet per vedere le foto dell’evento, aspettandosi di vederlo arrivare in completo di pelle nera, sgommando su un’Harley Davidson, falciando la folla davanti alla chiesa, e invece se lo ritrovano in completo scuro e cilindro, su auto d’epoca.

Ma Fox è così, ed emblematica è una cornice sul muro, con alcuni scatti consecutivi fatti da Stefania in una delle loro prime uscite. C’è Fei trasfigurato, che canta felice a squarciagola. Da uno che miete vittime in maglia nera, tirando sassate a 150 all’ora, ti aspetti che stesse cantando l’ultimo hit dei Sepultura. Macché... Era Baglioni, sì, il Claudione nazionale, di cui Alessandro va matto, al punto che ogni tanto lo impone come prepartita nello spogliatoio Sisley.

Sì, Fox ha due facce. Una è quella del killer silenzioso, che schiaccia fortissimo e spesso manco esulta. L’altra è quella più intima, di uno che ride e si diverte, e adora la maglietta fina e le gite al faro.

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