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 Francesca Ferretti

PROMETTO E MANTENGO


Anteprima dell'Intervista a Francesca Ferretti realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con gli scatti realizzati da Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di Gennaio 2005

Questo è il racconto di una promessa del volley. Una di quelle giocatrici che fin dai primi palleggi incuriosisce e stupisce. Una di quelle che nelle prime competizioni scatena il chiacchiericcio degli addetti e le frasi che si sentono sono eco ed elaborazione di cinque parole: “quella è una che esce”. Ed è per questo che di Francesca Ferretti è tanto che si sente parlare, nonostante la sua carta di identità reciti come data di nascita: 15 febbraio 1984. 20 anni di cui due passati da titolare in A1 a Modena, con l’ultima estate da grande protagonista in azzurro: sue le mani che hanno orchestrato il gioco dell’Italia fino alla vittoria del Montreux Volleyball Master, o che sono state la valida alternativa a Leo Lo Bianco ad Atene durante le Olimpiadi. La pallavolo le scorre nelle vene da quando è nata. Suo padre, Marcello, è un ex pallavolista di serie A che ha giocato tra Modena e Reggio Emilia. La madre, Silvana, era una giocatrice che ha trasformato l’odio e le liti con il proprio allenatore, tale Marcello Ferretti, in amore e un matrimonio da cui sono nati due figli, Roberto e Francesca.Con un background così, era solo da fissare l’appuntamento per il colpo di fulmine tra lei e il volley, ma per questo c’è voluto lo stravolgimento del suo fisico. Verso gli 11 anni i cm di altezza sono diventati incompatibili con la ginnastica ed è così che per la prima volta è entrata nella palestra della società Galileo, la stessa in cui giocava suo padre, per i primi contatti con questo sport: «Dei miei inizi ricordo la passione, il fatto di non vedere l’ora di andare a giocare… ora tutto è cambiato. La pallavolo è il mio lavoro, un lavoro bellissimo, ma con dei doveri e delle responsabilità. In una situazione del genere ci sta anche che un pomeriggio di andare in palestra non ne hai voglia, però bisogna dare il massimo e rispettare i tuoi doveri. In fondo noi pallavolisti siamo dei privilegiati e questo non bisogna mai dimenticarlo».
Responsabilità, doveri, aspettative. Tutte cose che nella carriera di Francesca sono entrate da subito, con forza dirompente. «Sono stata molto aiutata – spiega – ma aver iniziato a giocare in una società come il Gio Volley, che punta molto sui giovani e sulla loro valorizzazione, ha fatto sì che a 14 anni fossi tra le protagoniste della promozione dalla B2 alla B1. Il gruppo era più grande di me, ma le mie compagne non mi hanno mai trattato come una mascotte. Mi coccolavano un po’, ma facevo parte del gruppo, con in più la possibilità di sbagliare, perché nessuno mi faceva una colpa… in fondo ero una giovane».

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