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LE MANI SOPRA PECHINO
Anteprima dell'intervista a Francesca Ferretti realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di dicembre 2007

Novantanove persone su cento hanno visto Italia-Brasile in televisione. Novantotto persone alle 13,10 in punto, mentre con un mestolo giravano il sugo. Novantasette si saranno chieste chi era quella biondina in mezzo al campo. Novantasei sapevano la risposta e novantacinque anche il suo nome. Novantaquattro avevano letto che la palleggiatrice titolare aveva problemi alla schiena e novantatrè che la biondina era la sua seconda anche all’Europeo. E di quelli, siamo sicuri che almeno novantadue erano informati che non aveva manco visto il campo, all’Europeo. Novantuno erano a conoscenza che quella era la partita più importante per le azzurre e novanta sapevano perfettamente che se in quel momento le altre dieci persone che stavano guardando Italia-Brasile si fossero accorte che la biondina in mezzo al campo non ci sarebbe dovuta essere, non solo non avremmo vinto quella partita, ma oggi non avremmo nemmeno dodici regine della Coppa del Mondo. Che ad agosto proveranno a colorare d’azzurro il cielo sopra Pechino.
Tanto per le statistiche, che la biondina in questione sia Francesca Ferretti oggi ne è consapevole il cento per cento delle persone che, da lì a poco, hanno visto l’Italia rifilare il 3-0 più sonoro mai udito dalla selezione verdeoro. Altro che Dolby Surround. Ecco come la vita ti stupisce, se riesci a non farti fregare…
Siamo andati a Pesaro, qualche giorno dopo il trionfo sul Brasile prima e in World Cup poi e raggiante come non mai abbiamo fatto quattro chiacchiere con la biondina più famosa della pallavolo del terzo millennio. Ciao Francesca, sei felice? «Tanto, sì. Emozioni come quelle in Giappone ti fanno vedere tutto più bello. Sono consapevole che finirà, ma ho ancora un po’ di adrenalina in circolo». E allora facciamocela raccontare da chi quella partita la vista dalla miglior prospettiva del mondo. Il campo. «Leo stava male alla schiena, sapevo che avrebbero fatto di tutto per recuperarla (e ovviamente c’hanno provato, ndr) ma non avevo capito che era così grave. La mattina in sala pesi due o tre ragazze sono venute lì a dirmi frasi del tipo “dai eh…”, ma io non avevo ancora realizzato. Anche perché quando siamo scese in campo Eleonora ha iniziato a scaldarsi. Poi, cinque minuti prima di cominciare mi si avvicina la Gioli e mi fa: “Giochi tu. Ma lo sai no che vinciamo 3-0 e facciamo il c… al tuo allenatore (Zè Roberto, che a Pesarò, dove gioca Francesca, è direttore tecnico, ndr)!”». C’era poco tempo per emozionarsi in effetti. Bisognava realizzare con la maggiore lucidità possibile che le mani della partita decisiva sarebbero state le sue e che dovevano stare ferme. In effetti se ti sparano addosso una notizia così non puoi nemmeno cominciare a tremare. Francesca fa di meglio. Lei, se la ride. «Io appaio tranquilla perché non mi va di far vedere il nervosismo o la paura. In passato pensavano fossi menefreghista ma in realtà non lo sono affatto». Così la nostra protagonista scende in campo, pulita dentro e bella fuori direbbe una pubblicità, e comincia a distribuire palloni. Nessuno nega che i primi siano stati imprecisi, nessuno è venuto qui a dirvi che è il fenomeno della pallavolo mondiale. Ma che con il sorriso sulle labbra, lei, abbia conquistato il mondo, questo glielo dobbiamo. Non avevano ancora fatto niente le azzurre. Non c’era la qualificazione ai Giochi, non pensavano alla Coppa e tanto meno al record di vittorie consecutive. C’era da guadagnarsi tutto e l’Italia ha fatto squadra. Ha schiantato il Brasile nella giornata in cui doveva occuparsi della rinascita fisica e morale di una ragazza, che doveva occuparsi della consacrazione fisica e morale della sua squadra. E c’è un momento in cui le due cose hanno combaciato. Quando, Francesca, hai visto le due cose combaciare? «Io tendo sempre a prendermi le colpe, ma quando vedevo che il pallone non era buono e loro dicevano di sì, ho capito…».

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