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FIORE SBOCCIATO

Anteprima dell'Intervista a Valentina Fiorin realizzata da Enrico Zambruno
Il testo integrale completo degli scatti realizzati da Daniela Tarantinii, su Pallavolo Supervolley di Gennaio
Fiore è sbocciata. Petalo per petalo, schiacciata dopo schiacciata. Un processo non facile, fatto di tanto lavoro e innumerevoli sacrifici. Via da casa a 16 anni, con tanti saluti a papà e mamma, destinazione Ravenna. Ecco il Club Italia, la serie A1, la prima maglia della nazionale
maggiore, il Grand Prix. Tutto di corsa, una sorta di Forrest Gump in gonnella. Escalation vincente di una baby prodigio dal viso sornione ma dal sorriso accogliente. Ti colpisce la riservatezza d’approccio, il dosare le parole nella paura di parlare troppo o poco. Valentina Fiorin non ama la ribalta, i riflettori e i click delle macchine fotografiche. Lei gioca a pallavolo per sentirsi realizzata. Fa la cosa che più le piace al mondo con la leggerezza tipica di una 21enne dagli innumerevoli progetti. Uno su tutti. «Le Olimpiadi - confessa la veneziana oggi sotto contratto con -. Sogno di vincerle, mettermi al collo l’oro a cinque cerchi. A Pechino ci penso, eccome. A dire la verità avevo fatto un pensierino anche ad Atene: mi mise fuori gioco il continuo dolore alla schiena. Ora lavoro con quel preciso obiettivo. In Cina voglio esserci». La storia sportiva di Valentina comincia così, come molte altre. «Iniziai a 8 anni con il minivolley nella squadra del mio paese, a Vigonovo. Mio papà era dirigente e mi propose di provare. Ero incuriosita e accettai volentieri. Da lì non ho più smesso: ho fatto tutto il settore giovanile a Fossò prima di entrare nel primo club di un certo livello, il Petrarca Padova (1999, ndr). Ricordo l’encomiabile pazienza di mio papà, che ogni giorno mi scarrozzava avanti e indietro. Poi è arrivato il Club Italia, l’esordio nella massima serie con Vicenza, le sfortunate parentesi di Ravenna e Cavazzale e oggi c'è Chieri. In tutti i posti dove sono stata ho imparato molto, dalle situazioni positive come da quelle negative. Rifarei tutte le scelte». Nel destino della Fiorin c’è Giovanni Guidetti. A Vicenza è il tecnico emiliano (oggi coach della BigMat) che la spedisce in campo per la prima volta in A1. Senza fronzoli, a soli 17 anni, nel debutto della stagione 2001- 2002 contro Jesi. Rec. Primo video della Fiorin-gallery da conservare. «Un’emozione indescrivibile. Vinciamo 3-2 anche grazie ai miei 21 punti. La Togut non poteva giocare, e così Giovanni spostò la Glinka opposto inserendo me in banda. Ero tranquilla, le compagne mi diedero una grande mano». L’abitudine alla vittoria l’ha accompagnata fin da piccina. Piccole coppe conservate nella memoria come grandi tesori. «La prima vera gioia fu la conquista nel ’98 del Trofeo delle Province, allora schiacciavo per Padova. Ma soprattutto il successo nell’Europeo pre-juniores in Repubblica Ceca. Un cammino esaltante». Già, la nazionale. Parli d’azzurro e le brillano gli occhi. La prima casacca tra le big risale al 2002. Quel tricolore cucito sulla maglietta la manda in fibrillazione. Verde come la speranza di indossarlo sempre più spesso. Bianco come la pagina di un diario da scrivere con le prodezze, magari finalizzate a vittorie memorabili. Rosso come la passione viscerale verso l’inno di Mameli ascoltato sempre volentieri. Ricordate quelle saette che ci portarono fino all’argento nel
Grand Prix 2005? Bene, il mittente era la Fiorin e le destinatarie erano le attonite avversarie. «In quel periodo sono riuscita a esprimermi al meglio. Godevo di un momento di forma eccellente, inserita in un gruppo unito nell’unico intento di dare sempre il massimo e lottare su ogni pallone». Rec. Secondo video. «La partita contro Cuba vinta 3-1 è stata una delle più belle che abbia mai disputato. Vorrei invece rigiocare, come penso tutte le altre mie compagne, il penultimo incontro contro l’Olanda. Batterla significava vincere l’oro. Andò male»
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