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Due vite in una
Estratto dell'intervista a Francesco Fortunato realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con numerosi scatti su Pallavolo Supervolley di novembre 2009


 

Dicono che si cada per imparare a rialzarsi. Dicono. Di solito è una frase che esce dalla bocca di chi sta in piedi, di chi la usa come uno spaventapasseri per allontanare da sé il tonfo. Non sono parole di chi è a terra. Di chi, tra la polvere, pensa a tutto tranne che all'insegnamento della caduta. Né sono parole di chi è caduto, di chi ha risalito centimetro dopo centimetro la china. Parete verticale e senza appigli.
Francesco Fortunato è uno di quelli che è stato a terra. E della caduta non si ricorda la positiva prospettiva dell'insegnamento. Balle, prescritte da quelli che dicono. Della caduta, che per lui si è materializzata dopo i due infortuni alla spalla e alla schiena, si ricorda la fatica che ha fatto per scrollarsi di dosso la polvere, per riconquistare quello che era, quello che aveva e superarsi. Così se dalle giovanili di Schio all'esperienza di Roma culminata con uno degli scudetti più storici della pallavolo italiana c'è la fase ascendente della carriera di Francesco, con tanto di debutto in nazionale con Anastasi, nelle due stagioni di Trento il centrale italiano va in picchiata verso il fondo. Gli infortuni capitano a molti, ma quelli che spingono stop sulla carriera, quelli che beffardamente ti dicono riparti da zero, sono pochi. L'ernia al disco è stata per Francesco Fortunato un imprevisto nell'ingranaggio, qualcosa che, più dei problemi alla spalla, ha tolto tutto. «Nell'estate 2001 Trento mi aveva proposto un progetto molto valido. Puntavano su di me al centro ed era una società che voleva crescere, affermarsi nell'elite per risultati e organizzazione. A febbraio del 2003 l'ernia al disco mi blocca. Mi costringe all'operazione e a una lunga riabilitazione. Io non ho più giocato. Al mio posto c'era Andrea Sala. Con lui scherzo spesso sul fatto che il mio infortunio lo ha catapultato in nazionale. Sono stati mesi molto faticosi e non solo per la riabilitazione che non mi permetteva neanche di farmi vedere in palestra, ma soprattutto perché quello che c'era prima, poi non c'è più stato. Quella posizione che avevo costruito con i sacrifici e il lavoro di anni non c'era più. Non c'erano squadre interessate a me. Tutte le proposte che arrivavano erano infami, immensamente più piccole di quello che erano state. Sembrava che non ci fosse più posto per me
, un mercato davvero problematico. Poi è arrivata l'offerta di Latina ed è stata una fortuna. Questa società mi ha dato la possibilità di ritrovare la forma, di curarmi, di giocare in Serie A in un organico che era comunque competitivo. Tanto per fare un esempio il mio compagno di diagonale era Gustavo». È a Latina che Francesco Fortunato inizia la sua risalita. Trova in sé nuove motivazioni, nuove risorse. Ma le forze sono anche fuori di sé. A Latina c'è l'amore di Francesca, sua moglie, e quello di suo figlio Riccardo, ma lui assorbe energie anche dal clima e dal mare che è a una manciata di chilometri. Nonostante i natali all'ombra del Monte Grappa, il mare è il suo habitat naturale. «È semplicemente un'altra dimensione. Sono anche un sub e quando vai sott'acqua ti accorgi di essere in un altro pianeta. È come andare sulla luna. Ti muovi più lentamente. Il caos della vita di tutti i giorni non può raggiungerti».
In quattro stagioni torna ad avere il rendimento che lo accompagnava prima dei suoi infortuni, ma ora ha qualcosa in più con sé. La fatica di essersi rimesso in piedi si trasforma in determinazione e coraggio. Lo stesso che ci vuole per mettersi alla prova ancora una volta. Dopo quattro campionati c'è un big team che lo cerca, è la Bre Banca Lannutti Cuneo. «Dovrò ringraziare a vita il professor Prandi che ha creduto in me e che ha pensato che potessi essere pronto per giocare in una squadra di grandi campioni. Lui è la storia della pallavolo italiana ed è unico nel panorama. I suoi modi non sono convenzionali: passano dal tono di voce sempre misurato, ma anche dall'esercizio dell'autorità ed i fatti gli danno ragione. Quello che ha fatto con la Bulgaria lo hanno visto tutti. Mi ha rilanciato. Mi ha dato la possibilità di vivere la stagione con una prospettiva totalmente diversa. Se a Latina l'obiettivo era conquistare una ventina di punti per salvarsi, a Cuneo era tutto il contrario».

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