|
|
| garzaro0710 |
ILARIA GARZARO Estratto dell'intervista realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale su Pallavolo Supervolley di luglio 2010 |
La definizione di arciere prudente firmata da Machiavelli ne “Il Principe” ad Ilaria Garzaro calza a pennello. Non solo perché sono le parole intorno alle quali la centrale vicentina ispira e fa girare tutta la sua carriera, ma soprattutto perché lei ha la forza di non farle disperdere nel tempo. Di non farle evaporare nello spazio. Al contrario, con lei diventano tangibili. Maledettamente concrete. Il Machiavelli spiega che quando gli arcieri prudenti devono colpire un bersaglio più lontano delle loro possibilità, mirano ancora più in alto, non per raggiungere quell'altezza, ma per potere raggiungere, con l'aiuto di un obiettivo così alto e importante, il loro scopo iniziale. È un po' come prendere in giro le proprie paure. Sbeffeggiare i propri limiti, nell'unica maniera possibile: affrontandoli. La sfida a se stessi, al vedere quanto potenzialità nascoste ci sono ancora nel tuo gioco, nel tuo orizzonte, è tipico degli sportivi. Per alcuni questo autoagonismo è innato. Per alcuni l'adrenalina della sfida riempie i polmoni prima ancora dell'ossigeno, passa nelle vene prima ancora del sangue. Per altri è un percorso. Qualcosa da imparare. Così è stato anche per Ilaria, che al piacere della sfida, ai calcoli balistici per centrare l'obiettivo con le frecce del proprio talento, è arrivata per gradi. Imparando sul campo cosa significa ssero parole come sconfitta, vittoria, sfida, competizione. Non era così, Ilaria. Il suo mondo, prima di quella convocazione per il Club Italia, era quello di una ragazza normale con una passione grande. C'erano la scuola, la famiglia e la pallavolo in una squadra di provincia contesa tra le partite della prima squadra e quella dell'Under 15. «I primi tempi nel Club Italia rasentavo i muri della palestra e se chiedi a chi c'era in quegli anni , tutti si ricorderanno di me che facevo di tutto per non essere notata. L'agonismo lo impari, la gara che fai contro te stessa per migliorarti è qualcosa che cresce in te. Non sentirsi mai appagata è un obbligo per chi fa l'atleta, ma anche per chi non vuole una vita mediocre». Le prime gare con se stessa Ilaria le ha vinte proprio negli anni del Club Italia, il progetto federale 24 ore su 24 che raccoglieva alcune tra le migliori pallavoliste Pre-juniores in circolazione. «Mia madre dice sempre che ha avuto una figlia che ha fatto il militare. Tornavo a casa per il week end e la domenica ripartivo piangendo disperata. Non è una prova facile separarsi dalla propria famiglia quando non hai ancora compiuto 15 anni, anche se stai facendo quello che hai sempre sognato di fare. È una svolta definitiva che stai imprimendo alla tua vita. Se capitasse oggi, è una scelta che rifarei perché tutto quello che sono adesso è frutto di quei tre anni. Lo so che questa scelta non mi ha fatto “provare” l'adolescenza, che mi ha fatto maturare in fretta, che mi ha tolto le vasche in piazza con gli amici e anche piccoli e grandi drammi dell'età, ma quello che mi ha dato è sotto gli occhi di tutti. Non è stato facile e più di qualche volta ho chiesto ai miei di venirmi a prendere. Nel bel mezzo di quei pianti, promettevano di venire a riprendermi, ma poi non mantenevano le promesse, mettendomi alla prova. La tempesta passava e io tornavo ad allenarmi come prima.» |
|
|
|
|
 |