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   Seduto sulla riva del fiume
 

 Anteprima dell'intervista a Mauro Gavotto  realizzata da Eleonora Cozzari
 
Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di maggio 2007

 
 

Questo articolo lo dedichiamo ad una ragazza che lascia cioccolatini davanti all’appartamento del nostro personaggio (mica tutti i giorni, solo nelle feste comandate s’intende) e non scrive nemmeno il suo nome sul biglietto. Noi ce la immaginiamo che cerca di oltrepassare il cancello del cortile (che è uguale a quello di Melrose Place, se avete presente il telefilm) e abbandona, quatta quatta e con il cuore in gola, i Baci Perugina davanti al portone. Noi ce la immaginiamo accompagnata da un’amica che da fuori le urla: “sbrigati che qui ci vede qualcuno”. Che sicuro qualcuno le ha viste, perché nel condominio che ospita Gavotto si fa colazione un po’ con tutto il vicinato… ma lui, il nostro personaggio, non sa chi è la misteriosa ragazza ed anche se non lo ammette, anche se c’è Ilaria come unica donna della sua vita, gli piace un po’ l’idea. Perché sì, il nostro è un tantino vanitoso. E pure permaloso ci confida, ma ci sta lavorando e allora non si offenderà se abbiamo dedicato ad una ragazza con le All Star ai piedi ed un cerchietto in testa l’attacco del suo articolo. Uno che quando torna a casa, sulle sue montagne, in una serata di metà agosto riesce a vedere almeno cento stelle che cadono giù per l’atmosfera, lo sa da solo l’importanza assoluta dei desideri. Questo articolo è per una ragazza che custodisce un desiderio. Questo articolo è la dimostrazione che i desideri ogni tanto si avverano, anche per chi le All Star non le porta più da un pezzo. Se per qualcuno non fosse abbastanza chiaro, la vivisezione mensile stavolta è toccata a Mauro Gavotto, l’opposto mancino che da tre anni indossa i pantaloncini arancioni con le ali sul sedere. Quelle dell’Acqua Paradiso. La fine del suo campionato è coincisa con l’ultima partita della regular season perché, anche quest’anno, Montichiari non è riuscita a rientrare nelle otto formazioni candidate allo scudetto. Allora ecco, direbbe qualcuno che invece voleva sapere i gusti culinari di Omrcen, il perché di questa intervista. Peccato che la risposta sia sbagliata, perché Mauro stavolta non passerà l’estate nella sua casa a Milano Marittima disputando tornei di beach volley. Sarà in giro con una valigia azzurra. Con su la scritta Italia. Stavolta, quello che per due anni consecutivi ha fatto più punti di tutti, più dei brasiliani e dei bulgari ma nessuno sembrava essersene accorto, quello che per trovare informazioni su di lui devi scandagliare la Digos, ha avuto la sua rivincita. Andare da lui e chiedergli perché, è stato semplicemente un atto dovuto. «L’opposto resta sempre il giocatore che attacca più palloni di tutti - comincia il Gavotto pensiero - ma nelle squadre più forti non vincerebbe la classifica marcatori. Le squadre che vincono sono quelle che fanno attaccare tutti, tolta l’eccezione di Macerata che l’anno scorso ha conquistato lo scudetto grazie ai punti di Miljkovic. Devi accettare di attaccare la metà dei palloni se vuoi stare in una squadra che lotta per vincere». Non è difficile intuire, allora, che questa per Mauro sarà probabilmente l’estate più importante della carriera, con un contratto in scadenza a Montichiari e un posto in nazionale da difendere con le unghie. E le decisioni e le schiacciate peseranno di più e faranno più rumore, una volta per tutte, sia sul pavimento che nella sua vita. «Vorrei giocare in una squadra che magari non vince, però almeno lotta per farlo. Adesso scegliere di rimanere o andare via sarà una decisione che riguarderà solo me e chi mi vorrà. Prima capirò cosa farà Montichiari, poi valuterò le opportunità che ci sono e spero di scegliere la migliore. Ma prima il mercato aspetterà di vedere dove si collocheranno Meoni ed Hubner, poi si muoverà il resto. So però che voglio giocare le partite importanti, le ultime, quelle che la gente si ricorda». Allora proviamo a dare un volto alla stagione appena conclusa con l’Acqua Paradiso, se non si può ancora immaginare quella che verrà. «Siamo entrati in Coppa Italia e non nei play off, quindi direi che un 50% degli obiettivi è stato raggiunto. Gli anni passati totalizzavamo uno 0%... ma quest’anno bastava vincere con Padova e Vibo ed ecco che diventava una stagione perfetta, invece dopo i quarti di coppa ci siamo un po’ persi. A Bassano, contro Roma, io ho sbagliato la partita, vuoi condizionato dal dolore fisico, vuoi per una serie di eventi, l’amarezza per quel tie break perso ci ha penalizzato. Invece se vincevamo probabilmente arrivavamo in finale e magari la nostra storia sarebbe cambiata». Il dolore in questione ha un nome preciso: si chiama tendine d’Achille. «Io sono un po’ di coccio, vengo dalle montagne e invece di fermarmi continuavo ad allenarmi. È colpa mia, ma ho fatto così anche l’anno prima con la spalla e ancora prima con il gomito e con il ginocchio». Ve lo diciamo subito, Gavotto è, come tutti quelli che hanno un minimo di senno ed una vita davanti, un “politically correct”, ma basta leggere tra le righe, voi che non avete potuto guardarlo negli occhi, per farvi un’idea. Al resto penseremo noi. Così se gli chiediamo di parlarci dei suoi allenatori (lui che ha lavorato con Prandi e Velasco, passando per Serniotti, Berruto, Zanini e Simoni), la sua risposta è perfettamente in linea con la sua politica. «Ognuno con la sua impronta, ognuno con i suoi pregi ed i suoi difetti mi ha dato qualcosa». Va bene, d’accordo, non gli piace sbilanciarsi. Ma adesso fate attenzione. È vero che un giocatore individua sempre i difetti degli allenatori ed ha il coltello dalla parte del manico o sono gli allenatori a fare la fortuna dei giocatori? Questa domanda gli piace, prova a rileggerla dal nostro foglio ma si lamenta della calligrafia. Però risponde secco. «Qualche giocatore avrà anche il coltello dalla parte del manico, ma sono davvero pochi. Sono gli allenatori che comandano, così mi dice la mia esperienza. Poi è anche un gioco tirare fuori i difetti del tuo allenatore, un gruppo unito deve essere coalizzato contro di lui, ma coalizzato tra virgolette, perché è comunque uno scherzo, perché quando sei in palestra devi stimarlo, devi credere in quello che ti propone. Puoi anche avere delle idee diverse ma devi prima provare a fare quello che ti dice. Non c’è una verità assoluta nemmeno nella pallavolo e non puoi sapere a priori come devi giocare. Io ogni anno mi sono trovato a cambiare dei piccoli particolari che l’anno prima ritenevo giusti. L’allenatore è quello che dirige l’orchestra, se non ti sta bene vai a giocare a tennis»

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