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CYBERGIANI


Anteprima dell'intervista ad Andrea Giani realizzata da Fabrizio Rossini
Il testo integrale con gli scatti di Stefano "Torre" Torreggiani su Pallavolo Supervolley di dicembre 2006
 

La pallavolo italiana, credo, non si stancherà mai di omaggiare un campione vero del nostro movimento, colui che doveva essere l’alfiere delle precedenti olimpiadi, il giocatore, l’uomo, l’atleta per antonomasia, dal carattere e dal fisico d’acciaio; anche se – è il caso di dirlo – è solito finire sotto i ferri. Sette operazioni e nove rieducazioni, il dottor Montorsi conosce bene il ginocchio del Giangio. Ora, sta affrontando una riabilitazione per tornare nel 2007 in piena forma nel nostro campionato e per continuare a picchiare forte per la Cimone Modena. Ma vorrei iniziare dalla fine delle splendida intervista di Fabrizio Rossini. Come molti sanno, Giani era un talentuoso canottiere e se non fosse stato…

«Andrea, ti spostarono il traguardo. L’hanno fatto in quella gara, eri troppo davanti a tutti. Ne ero certo, ricordo benissimo che mi girai, ero davanti e aveva vinto invece uno che era dietro di me. Avevano inclinato la linea mentre arrivavo, io continuavo a vogare e quel ragazzino, avremo avuto 11 anni, aveva già vinto. Ne ho persa una sola, e non l’avevo persa». Si alza e saluta, Giangione, è ora di tornare in palestra. Quanti anni ha passato a rimuginare su quella sconfitta? Ora la verità è ristabilita. […] Chissà se non avesse smesso di remare... E noi, silenti e contenti, ringraziamo i giudici dal traguardo semovente per averci regalato Andrea Giani.

Ringraziamo per aver dato un campione alle prese con i dilemmi del futuro.

«Dopo questo infortunio, che è molto serio, sto pensando tanto al futuro. Smettere o continuare, sono due pensieri che ho spesso, ultimamente. Una delle rubriche che scrissi era proprio sul mio progetto futuro, fare l’allenatore. Ma ora il pensiero è più vicino, più vero, più sistematico. Vorrei entrare in area tecnica, perché mi piace sempre stare in palestra, vorrei trasmettere le conoscenze che ho maturato. A questa cosa penso da un po’ di anni, vorrei dare una mano alla pallavolo restituendo ai più giovani le cose che so».

Trasmettere conoscenza non è mai stato difficile per lui, e proprio a pochi giorni del mondiale, Frantz Granvorka lo chiamò per avere consigli sul cambio di ruolo, e Andrea Giani di queste faccende è un esperto, si sa.

«Granvorka mi ha chiesto un parere. Gli ho detto che come giocatore, per le sue caratteristiche, poteva farcela. Gli ho dato un paio di consigli sulla trasformazione, sulle cose da fare, spiegandogli anche come si sarebbe sentito a fine allenamento. Mi ha richiamato prima di partire per il Giappone: “Giangio, è stato esattamente come mi hai detto”. È stata una soddisfazione grande, per me. […] Questa è la cosa che mi motiverebbe verso l’altra via».

Poi ci sono i giovani, croci e delizie dei nostri dirigenti che spesso li mandano a vagare per la penisola senza dar loro la fiducia, senza poterli mettere alla prova. La generazione passata ha avuto più fortuna in questo, c’erano dirigenti che volevano e hanno saputo rischiare, sfornando poi, la “Generazione di Fenomeni”.

« A Parma in quegli anni ebbero una cosa che oggi manca: il coraggio di rischiare, di giocare con gente giovane. Oggi le squadre di serie A non ci provano, ne vedo una o due con giocatori ventenni. […]La morte della pallavolo non sono i dodici “senatori” azzurri, o magari ex azzurri, su 14 squadre. No, sono i balordi non italiani fatti giocare per forza. Con i nostri giovani chiusi, in panca a 23 anni».

Già, balordi… parola che sta ad indicare quella categoria di stranieri con poco talento, stranieri che “rubano” il posto ai nostri migliori giovani.

«Guarda Mattera a Latina: non poteva giocare prima? Forse che Travica non poteva stare dove alza un palleggiatore straniero, come a Vibo? E Saitta, sì, per Saitta è lo stesso, però è in A2. Ora lo so cosa mi stai per dire. Che i presidenti dicono che un giovane italiano costa più di uno straniero. Questo non lo so. Non so se Dragan costi meno di un brasiliano. Ma sai perché il brasiliano è pronto per venire a giocare in Italia? Perché è titolare nel suo club a 19 anni. Ci saranno duecento giocatori brasiliani in giro per il mondo, oggi. Ricordate com’era la pallavolo nei primi anni ’90? Ne facevi tre di nazionali italiane, tutte competitive. Perché c’erano due soli stranieri da noi, ed erano campioni assoluti, dei fenomeni».

Si era parlato di omaggio all’inizio e omaggio sia, il nostro direttore Stefano Michelini insieme a Doriano Rabotti del Resto del Carlino pubblicheranno una biografia sul nostro SuperEroe.

«
Ci sarà la mia storia, le foto più importanti. Mi fa piacere, davvero piacere».
 

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