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LA VITA E' ADESSO


Anteprima dell'Intervista a Simona Gioli realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con gli scatti realizzati da Fiorenzo Galbiati, su Pallavolo Supervolley di Settembre 2005

«Non voglio parlare del passato, esiste solo
il presente. Solo agosto 2005»
. Simona Gioli non ha tagliato i ponti con il passato, sarebbe troppo da vigliacchi, una cosa che non le appartiene, ha messo, però, tutte le sue esperienze in uno scatolone e lo ha scagliato nell'angolo più recondito della cantina. Immaginaria o reale che sia, poco importa. Il passato, a volte, è amaro. A volte si fanno cose in cui non ci si riconosce del tutto. Il passato è fatto di brutti episodi, di vittorie, di sconfitte che bruciano, di scudetti sul campo e di nomi mai scritti sugli albi d'oro. Di voci e pettegolezzi. Per anni la si è dipinta con un debole per le discoteche e per il divertimento. Lei chiede: «Chi a 17 anni o a 20 non è mai andato in discoteca? Adesso non mi piace neanche più, il mio tempo libero preferisco passarlo in casa con il mio fidanzato, un avvocato penalista che non ha niente a che fare con il mondo della pallavolo e che mi completa. Siamo diversi, ma allo stesso modo semplici, vivendo il piacere di stare insieme». E poi continua. «Se dovessi dar retta a tutto quello che si è detto e che si dice sul mio conto, probabilmente sarei già diventata matta. Sono molto permalosa, ma ho imparato a farmi scivolare addosso le dicerie. Le squadre vivono di voci su questa o su quello, ma è così dappertutto. La mia coscienza è pulita, sono a posto. L'importante è che non parlino le persone che mi sono vicine, a cui voglio bene e che mi conoscono per quello che realmente sono. Se parlassero mi preoccuperei, vorrebbe dire che qualche errore l'ho commesso veramente»
.Estate 2005. Un lungo riposo dopo le tante vittorie di una stagione straordinaria in cui Simona e la Despar Perugia sono state protagoniste di quattro finali (Supercoppa, Coppa Italia, Coppa Cev e campionato) e tre vittorie. Un'annata vissuta da protagonista, con rendimenti altissimi. E così, dopo alcuni chiarimenti e lunghe chiacchierate con coach Bonitta, è arrivata anche la convocazione in nazionale. Meritatissima. Alle Olimpiadi di Atene 2004 fu la vittima illustre della mannaia del tecnico, l'ultima esclusa. Ora per il selezionatore è diventato un esempio. Un esempio di determinazione, di voglia di giocare, di riprendersi la maglia azzurra e il posto in nazionale. Di avere subito tra le mani il biglietto aereo per la Croazia, conquistato a suon di performance
cristalline in allenamento e nelle amichevoli. «Non sono un carattere che si arrende, anche di fronte alle batoste. E la mia esclusione delle Olimpiadi lo è stata. Essere esclusi è una grande
amarezza, su cui, però, non si ha il pieno controllo. Non dipende totalmente da te. A volte è l'idea di squadra che l'allenatore vuole allestire che non è affine al tuo tipo di gioco. All'inizio provi una gran rabbia, una grande delusione, vedi gli sforzi di un'estate svanire. In più Atene era la mia occasione per partecipare alle Olimpiadi, Pechino 2008 è abbastanza lontana e quel no, forse, ha un valore definitivo per la mia carriera. Ci vuole un po' per superare tutto questo. Dopo essermi chiesta che cosa non ho fatto, dove ho sbagliato, ho iniziato a metabolizzare. L'esclusione si è trasformata in un input in più per dimostrare che posso meritarmi un posto nelle 12, che posso rappresentare l'Italia in una competizione internazionale»
.

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