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LO SCHEMA "G" Anteprima dell'intervista a Nikola Grbic realizzata da Isabella Migani Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di aprile 2008 |
Nikola Grbic nacque improvvisamente all’età di 21 anni, trasportato dal vento dell’Est a Montichiari. Chiaramente questo non è vero, ma le tracce del suo inizio Nikola non ha più v oglia di raccontarle. Tutto quel bla bla bla sui primi allenamenti, su quelle prime vittorie, sulla passione che cresceva e quel gioco che piano piano si trasformava in qualcosa di più, non è più interessante. Troppo banale. Troppo comune. È lui a chiamare gli schemi di questa intervista. Che senso ha fare una semplice palla alta in quattro quando puoi attaccare una pipe? SCHEMA M Il primo schema che chiama è l’M. M sta per Montichiari, la sua prima squadra italiana. Nikola ci arriva a 21 anni, appunto. È il promettente palleggiatore della nazionale della Jugoslavia. Promettente per un palleggiatore è sinonimo di inesperto, di pochi set giocati, di poche finali disputate, di emozioni che a volte sovrastano la lucidità ed il controllo. «A Montichiari non mi si chiedeva di cambiare il mondo, quando mi presero sapevano bene a cosa andavano incontro. Io per la prima volta giocavo insieme ad importanti giocatori, a campioni del mondo. In fondo, mi divertivo e basta perché non c’erano pressioni». In successione ci chiama due schemi C dalla parte opposta di Italia. La prima C sta per Catania, l’unica squadra di Serie A2 in carriera con la quale firma una splendida promozione, nonostante un infortunio importante. Sembrava che il polso non volesse più andare all’indietro, che i palloni in zona 2 diventassero un tabù, che la direzione del gioco fosse diventata un senso unico. A guarirlo ci hanno pensato la palestra ed il lavoro. Centinaia di carrelli, pieni zeppi di palloni da spedire all’indietro, lunga e monotona litania per un polso malandato. La seconda C è quella di Cuneo, quella di una squadra ambiziosa che punta su di lui, con la quale Nikola incomincia ad essere vincente ed a ritagliarsi un ruolo in Italia. SCHEMA T. Anche lo schema T simboleggia il nome di due città. La prima, legata al passato, è Treviso. La seconda è Trento, il presente. Della sua esperienza a Treviso colpisce soprattutto la durata. Un solo anno passato all’ombra della Ghirada. «A Treviso ci andavo preparato, era un’ulteriore crescita dopo l’esperienza di Cuneo. Un’ulteriore opportunità per vincere. Così è stato. In quella stagione abbiamo conquistato la Supercoppa Europea, la Coppa Italia che mancava da sette anni e la Coppa Campioni. La stagione regolare l’abbiamo chiusa al primo posto, ma i play off scud etto andarono malissimo. Uscimmo in due partite, eliminati da Palermo. Un disastro, ma furono dei play off molto sfortunati.Avevamo perso Bernardi in una delle sue migliori stagioni, Samuele Papi aveva subito una distorsione alla caviglia durante l’ultimo allenamento, tanto che il sestetto fu rivoluzionato con Cisolla, che allora era il nostro secondo opposto, in campo e Milinkovic utilizzato come centrale ricevitore. Dopo la sconfitta c’era bisogno di qualcuno a cui attribuire la colpa ed in mezzo a tutti quei campioni non potevo che essere io». |
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