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SPLENDIDA splendente |
Anteprima dell'Intervista a Martina Guiggi realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale completo degli scatti realizzati da Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di maggio 2006 |
Splendida splendente, come i suoi orecchini dentro un portagioielli diventato troppo piccolo in un attimo, perché stare dietro a Martina Guiggi e ai suoi acquisti in fatto di orecchini, collane e bracciali è praticamente impossibile. Un po’ come starle dietro quando prende la rincorsa per il suo attacco con stacco a un piede. Prima è in zona tre, un secondo dopo stacca in zona due andando a colpire la palla proprio vicino all’asta. Difficile vederla sbagliare. Un attacco che alla Scavolini Pesaro quest’anno ha reso tantissimo, ma Martina per conquistare la possibilità di farlo ha dovuto convincere il tecnico Marcel lo Abbondanza durante tutta l’estate scorsa, quando insieme lavoravano per la causa azzurra. «Quando sono arrivata a Pesaro, considerando anche le caratteristiche dell’altro centrale del sestetto, la Dushkyevich, non potevo giocare questo tipo di attacco. La scorsa stagione giocavo su attacco a tre avversario, e per il bene della squadra dovevo rinunciare al mio attacco preferito. Dal 20 aprile del 2005, da quando io e Marcello siamo andati in ritiro con la nazionale, abbiamo lavorato tanto, perfezionando sempre di più ogni singolo movimento. Abbiamo capito che quell’attacco faceva parte del mio ruolo, che lo avrei dovuto fare anche nel club e che anche a Pesaro avrei dovuto giocare quel tipo di palloni. Il mercato estivo e l’arrivo di Kinga Maculewicz hanno fatto il resto…». Il resto che ha coinciso con una stagione personale di altissimo livello, con Martina sempre tra le prime nel suo ruolo per le percentuali di attacco e per un contributo altissimo a quel concetto di gioco di squadra che Pesaro ha rappresentato quasi alla perfezione in questa stagione. Prima partecipazione alla Final Four di Coppa Italia, vittoria in Coppa Cev e prima in regular season e per la prima volta in semifinale scudetto. Davvero una stagione quasi perfetta, se non fosse per quella resa in semifinale. «Credo che Pesaro abbia dimostrato quanto conti l’equilibrio di squadra, come una buona distribuzione e una organizzazione di gioco precisa e puntuale possano dar vita a una pallavolo di alto livello pur senza grandi nomi. A Pesaro non trovavi i nomi dei fenomeni, forse solo la Simo Rinieri, però si è vinto lo stesso. Darti una spiegazione del perché non siamo state perfette e in tre sole partite siamo uscite dalle semifinali non è così semplice. Lo scorso anno, una volta che abbiamo raggiunto i quarti, ci era sembrato di aver conquistato un grande risultato e non siamo riuscite a caricarci di nuovo in tempo per i play off. Quest’anno non è stato così. Non eravamo appagate dopo il primo posto, anzi il primo posto ci ha fatto credere ancora di più nei nostri mezzi. Pensavamo davvero di poter raggiungere la finale e che in fondo per il gioco espresso e per come eravamo andate in stagione ce la saremmo meritata. I play off però non sono il campionato. Basta un nulla e tutto diventa difficile, gli scenari cambiano in un attimo. È bravo chi riesce a non tenere troppo in conto i risultati. Se ti porti a gara due il risultato della partita precedente non hai scampo. È quello che è successo a noi. Un segnale lo avevamo già avuto nei quarti di finale con Santeramo. Abbiamo vinto facile gara 1. Gara 2 sapevamo che non sarebbe stata semplice, è un campo caldo e le pugliesi hanno dimostrato di aver raggiunto un’ottima organizzazione di gioco. A fine campionato erano diventate una mina vagante. Hanno vinto e noi siamo andate in affanno. Abbiamo iniziato a sentire la stanchezza di una stagione più impegnativa della precedente. Le certezze sono diventate un po’ meno salde. Sarebbe bastato rimanere lucide e attaccate alla realtà. Considerare che Sheilla aveva giocato con la febbre e che non stava benissimo. Il suo apporto nella serie di semifinale con Jesi è mancato. Non era riuscita a recuperare, era rientrata ma non stava bene. La nostra è una squadra in cui tutti sono vitali, dove tutti devono dare il 100%. Credo che i quarti li abbiamo persi vincendo i primi due set di gara 1 di semifinale» | |
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