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In pole position Estratto dell'intervista a Robert Horstnik realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di gennaio 2009 |
Non ha fatto in tempo ad arrivare in Italia che già gli avevano confezionato il soprannome. Senza fantasia. Dopo qualche partita e qualche balzo dei suoi, Robert Horstink è diventato “l’olandese volante”. Peccato che la celeberrima leggenda del folklore nord-europeo, così come l’opera scritta da Richard Wagner, abbiano davvero poco a che fare con il personaggio di questo mese. Nella leggenda, infatti, non c’è alcun uomo che sfidi la gravità, nessuno che dimentichi di non avere le ali e tenti di immergersi nel blu del cielo. I connotati sono molto più cupi, fatto di nebbie, di sofferenza, di un destino avverso costretto ad errare per sempre tra l’Olanda e l’Isola di Giava. Un vascello fantasma come quello di Davy Jones, della saga cinematografica disneyana de “Il Pirata dei Caraibi”. Nulla a che vedere con Horstink, più affine al personaggio di Jack Sparrow. Il luogo dell’appuntamento, come spesso nelle nostre interviste, è il palazzetto. È un posto dove sia l’intervistato che il giornalista si sentono a proprio agio. Entrambi conoscono ogni seggiolino, l’atmosfera unica che vi si respira. Si rompe il ghiaccio, avendo negli occhi l’ultima partita vista o giocata. L’ultima schiacciata messa a terra. Un grimaldello. Ad assomigliare un poco ad un vascello fantasma, è proprio il PalaGeorge. Il silenzio è quasi spettrale, i seggiolini verdi vuoti, deserti. Se chiudi gli occhi, però, ritorna assordante il boato dei 6000 spettatori richiamati dalla sfida dell’Acqua Paradiso Gabeca Montichiari alla Sisley Treviso. Inizia la nostra chiacchierata, quasi sotto voce, perché in campo c’è Mauro Berruto con la sua terza squadra. In mezzo al campo sta cercando di insegnare la pallavolo ai ragazzi dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Robert Horstink li guarda. Sono esercizi semplici, quelli che rendono le ore di minivolley lunghe ed interminabili. Esercizi e ripetizioni per costruire un bagaglio di tecnica e di coordinazione a cui la pallavolo non può rinunciare. Robert, però, sottolinea, come «la cosa più importante che stanno imparando a fare non è palleggiare. Loro stanno imparando un nuovo status, hanno bisogno di regole. La pallavolo e lo sport ne danno immediatamente. La puntualità, la precisione, il rispetto del compagno. La disciplina di atleti professionisti come noi è ferrea. Noi abbiamo sempre un leader. Attività come queste sono importanti e belle, ma con la stessa serietà ed impegno noi giocatori e le società dovrebbero impegnarsi per i giovani. Mi rendo conto, infatti, del grandissimo carisma che abbiamo nei confronti dei pallavolisti più piccoli. In Olanda io sono uno sponsor di una squadra di bambini di 7 anni. Il mio impegno per il momento si limita ad un contrib uto economico. Hanno delle maglie con la mia foto e d’estate vado a qualche allenamento. Quando arrivo diventano pazzi, entusiasti. Lo sarei stato anche io. Con la società andiamo nelle scuole, ma le domande sono molto diverse. Quanto sei alto? Che macchina hai?».Robert Horstink incontra presto il mondo del volley grazie al padre giocatore. Nella sua carriera di atleta ci sono il fango dei campi di calcio ed anche la terra di quelli di tennis. «Fino ai 15 anni ho praticato sia il tennis che la pallavolo. Avevo delle chance in entrambe gli sport, ma il mio carattere viene esaltato negli sport di squadra. Sono una persona solare e ho bisogno di avere sempre delle persone intorno a me. A casa mia c’è sempre qualcuno, oltre a mia moglie e a mia figlia, i barbecue sono la regola». A Treviso lo hanno visto spesso impugnare la racchetta e giocare con Tencati e Cisolla. Gli smash di Horstink sono rigorosamente mancini, le schiacciate destre. «Con la destra non ho sensibilità, posso solo schiacciare forte o battere in salto. I pallonetti sono per forza di sinistro così come le battute dal basso. Non ho il minimo controllo e non cambio braccio con cui attacco, perché ho imparato la rincorsa di un attaccante destro». |
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