Anime Gemelle
Anteprima dell'intervista a Jacqueline e Murilo realizzata da Camilla Cataldo Il testo integrale con gli scatti di Maurizio Spalvieri su Pallavolo Supervolley di maggio 2007
Il favoloso mondo di Jaqueline contempla qualsiasi tipo di rana (finta). Ma c’è tutto: il bacio, il principe azzurro, il lieto fine. E un pallone da volley, che per ora fa le veci di un bebè. Un mondo un po’ più semplice da quattro mesi a questa parte, che diventa una passeggiata di s alute quando al suo fianco c’è Murilo. «Forse andiamo così d’accordo proprio perché ci si vede poco, al massimo un giorno a settimana», azzarda a mo’ di battuta il campione della Cimone. Ma si capisce lontano due miglia che è solo un modo per rompere il ghiaccio, che il legame tra i due è quasi simbiotico, irreale e metafisico per quanto perfetto. Un mondo conquistato e costruito a loro immagine, perché è vero che l’avvenenza apre qualche porta in più, ma da sola non basta per realizzare i sogni. «Non credo di essere arrivata a Jesi perché sono bella, ma perché mi alleno duro in palestra», è la legge di lei. Al di là del biglietto da visita, la scorza è dura. Dice Murilo. «È Jaqueline quella più determinata». Quest’anno guadagna anche di più». È la storia di due ragazzi che ce l’hanno fatta ma che non vogliono smettere di vincere, nello sport e nella vita. Contrasti nei colori: chiarissimo lui, pelle caffelatte e capelli neri come la pece lei. Contrasti nei caratteri. «Siamo diversi: io sono pazza, lui è tranquillo». Stop. Per il resto guardano nella stessa direzione: medesimo ruolo in campo, armonia nelle forme, dolci, eleganti, concetto di famiglia ben radicato, chimica rara. Una favola. Iniziata quasi nove anni fa a San Paolo. «Murilo giocava col Finasa e aveva 17 anni, un giorno andò a vedere una partita delle ragazze più giovani e in campo c’ero io, una 14enne che lui ha voluto assolutamente conoscere, appena vista! Gli ho dato il mio numero di telefono ma ha aspettato tre mesi per chiamarmi!». Da quel giorno non si sono più lasciati. Due metà che combaciano perfettamente, la coppia dei sogni: belli e talentuosi, giovani e simpatici, popolarissimi ma con i piedi per terra. «Sono una ragazza tranquilla, ma non devi parlare male di me perché mi vendico. Mi scaldo subito se qualcuno non mi piace. Altrimenti sono socievole, solare, allegra, calda come i brasiliani. Mi piace scherzare con tutti. Vivo sola e quando lui non c’è leggo libri, con Murilo gioco ai videogames e appena posso lo seguo a Modena. Cucino specialità brasiliane: in particolare fagioli con tanto condimento. In Italia usate poco sale…». Questa è Jaqueline Maria Pereira De Carvalho, brasiliana dalla testa ai piedi («In discoteca non va, però balla con mamma e amici. Con me mai!», puntualizza la banda gialloblù): benvenuta nel nostro campionato. «Il battesimo non è stato dei migliori: i primi tre mesi è stata dura ma ora mi sono adattata. In Brasile è diverso: ci si allena tanto e si gioca poco, qui è il contrario. La lingua è stato un ostacolo grande e poi ci sono stati l’infortunio al ginocchio, il mal di gola e lo svenimento contro Padova… Nel mio ruolo c’è molta concorrenza in squadra ma ora le cose vanno meglio. Sta crescendo anche l’intesa». E pensare che il posto quattro di Marcello Abbondanza aveva iniziato con il basket. «A scuola praticavo entrambe le discipline all’età di 12 anni, ma mia madre mi costrinse a scegliere un solo sport. Eccomi qui, la pallavolo l’adoro, è così femminile!». In Italia ci è arrivata anche grazie all’amore. «Voglio vincere il campionato e regalare il primo storico successo a questa città. Lavoriamo per questo e stiamo effettuando una attentissima preparazione fisica per arrivare al top in finale». Vinta l’iniziale diffidenza, al Palatriccoli si sente quasi a casa. «La struttura mi ricorda quelle che ci sono da noi… il clima è bellissimo e ora fa anche caldo!». I primi tempi conviveva con il raffreddore un giorno sì e l’altro pure, abituata com’era al sole 365giorni l’anno. La saudade l’ha superata “ingaggiando” la sorella per i primi tre mesi di permanenza prillina, ora sta contrattando il ritorno o l’eventuale traversata della mamma. Il papà, purtroppo, non c’è più da qualche anno. «Fino al 7 maggio c’è Murilo con me, poi non rimarrò sola: penso che andrò a trovare le mie connazionali a Pesaro e Perugia, così potrò parlare un po’ la mia lingua e rivedere facceamiche». Le verdeoro imparano in fretta, e Jaqui sa farsi capire, e dove non arriva con le parole lo fa con il sorriso. La cadenza sudamericana la rende - se possibile - ancora più affascinante e, insieme, tenera. Il vocabolario è ancora ristretto ma il soggetto è in ascesa. «Murilo mi aiuta “tanti”; c’è “tanti” lavoro», adorabile Jaqueline. La colonia carioca in terra nostrana è destinata a mietere nuove vittime, in arrivo presto nel belpaese. «Credo che il prossimo campionato ci saranno nuovi ingressi. Qui ci sono giocatrici provenienti da tutto il mondo e si mette in scena il miglior volley del globo» |