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VOLLEY ON MY MIND
Anteprima dell'intervista a Matey Kaziyski realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di gennaio 2008

Può la pallavolo scorrere nelle vene, intrecciarsi ai propri tessuti, tanto da diventarne parte degli stessi, tanto da essere nelle eliche del proprio dna? La risposta è quasi sempre affermativa quando hai di fronte un grande talento del volley. La risposta è affermativa quando gli occhi del tuo intervistato non si staccano un secondo dal campo di gioco, ritrovando in quel ritmo tutto speciale dettato dal battere e levare della palla sul terreno del gioco le parole giuste per farsi conoscere. Il personaggio maschile di questo mese è tra questi, perché durante questa intervista Matey Kaziyski non ha mai staccato gli occhi dagli allenamenti della Under 18 dell’Itas Diatec Trentino. Solo furtivamente tornava con lo sguardo su di noi, solo per far capire che contemporaneamente poteva raccontarsi e non perdere una schiacciata di quei giovani che stanno inseguendo un sogno, perché seguire quelle traiettorie è automatico quasi come respirare. 23 anni compiuti da qualche mese, Matey ha già in tasca la patente di fenomeno, di talentuoso, di quello con le carte in regola per diventare il numero 1 nel suo ruolo. È il giocatore ideale per la pallavolo dell’era del Rally Point System. 203 cm, fisico possente, braccio pesante supersonico al servizio. Uno come tanti. Matey può vantare acume tattico e un bagaglio tecnico superiore alla media. La caratteristica che gli permetterà di scrivere pagine importanti degli annali della pallavolo, però, è un’altra: è la determinazione che trasmette in ogni parola quando analizza il suo modo di giocare, i suoi obiettivi. È disarmante, nel suo italish (italiano+inglese) è capace di convincerti che tra il dire e il fare non c’è posto né per il mare, né per “e il”. Un esempio? Il caso Kaziyski scoppiato questa estate. Maty voleva andare via dalla Dinamo Mosca, voleva l’Italia. Un contratto glielo impediva. Non si è fermato, ha perorato la sua causa alla Fivb. È arrivato a Trento, in Italia. Esattamente come desiderava. Il cosiddetto caso Kaziyski scoppia nel maggio 2007. Un nugolo di società tra cui anche l’Itas Diatec Trentino avevano iniziato ad interessarsi a lui, nonostante la giovane età. I dirigenti italiani erano rimasti folgorati da quello che Matey stava facendo vedere con la propria nazionale. Assente agli Europei 2005, la Bulgaria aveva mostrato i propri talenti e progressi alla World League 2006. In un niente diventa l’oggetto dei desideri, il suo nome compare sul taccuino di molti. Per quasi tutti rimane un sogno. Matey, dietro, ha una difficile situazione contrattuale. Proprietaria del cartellino, con funzioni da procuratore, è il club con cui Kaziyski ha cominciato la sua carriera: lo Slavia Sofia. Con loro il giocatore ha firmato una specie di contratto a vita, sono loro a decidere dove può andare a giocare, magari dal miglior offerente, perché più soldi vale il contratto di prestito di Matey, più soldi entrano dentro le casse dello Slavia. È un tipo di contratto che in Italia non potrebbe esistere, ma che in Bulgaria trova spazio nei sedimenti della cultura comunista. Oggi la Bulgaria fa parte della Comunità Europea, ma 50 anni di storia non si cancellano con un colpo di spugna. Qualcosa un po’ vetero rimane.

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