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IL PILASTRO


Anteprima dell'Intervista a Michal Lasko  realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale completo degli scatti realizzati da Daniela Tarantini, su Pallavolo Supervolley di marzo
 
A meno che non siano impegnati nel Monday Night, il lunedì è sinonimo di riposo per i giocatori della SerieA Tim. Gli allenatori nel planning lasciano vuote le caselle del primo giorno della settimana: né pesi al mattino, né tecnica al pomeriggio. Niente di niente. Per la maggior parte di loro una sfida con il divano o il letto di casa. Il momento ideale per far squillare il telefono di Michal Lasko per un'intervistina lampo, di quelle vita, morte e miracoli e gioco pure il jolly. Driin… Il disturbo interrogativo è quasi un pro forma, a Michal lasciamo solo il tempo di dire: «Non disturbate affatto, il lunedì è una giornata non vissuta. Sono uscito solo per fare la spesa». E lì scatta il trappolone del bello opposto. La prima domanda che sorge è se nel tempo libero si dedichi anche la cucina. Il sogno di vederlo ai fornelli si frantuma dopo 15 secondi netti, quando con un candore quasi adolescenziale confessa: «Me la cavo piuttosto bene con i 4 salti in padella». Diplomati all'Accademia del Gusto in estinzione, qui ci rimangono solo i figli del surgelato. Che poi a pensarci bene è difficile dargli torto, perchè forse la serie A è un po' prosciugante: trasferte, ritmi serrati, un allenatore che in palestra non smette mai di far lavorare, equilibri mentali da creare, costruire, allenare, mantenere. Un dai e vai che forse toglie un po' di estro. «La serie A1 è decisamente faticosa, ma è in molta parte la fatica è mentale, sei sempre sotto pressione. Credo che ognuno di noi vada in palestra perchè gli piaccia e non senta, tranne in particolari periodi, il peso dell'allenamento. Però è la competizione domenica dopo domenica a prosciugarti, il livello è altissimo, le differenze minime. Sai quante volte ripensi alle palle che non hai giocato bene, a quello che hai sbagliato, a un periodo no che stai vivendo? Migliaia. Giorno e notte, non ti fermi mai. Davanti hai l'errore, magari la percentuale non esaltante. Più pensi a come sistemare le cose e più non ci riesci. Poi, un bel giorno, dal nulla qualcosa cambia. Può essere una cavolata, una comunicazione che instauri con un tuo compagno in maniera diversa, una gran palla che metti a terra. Allora tutto si sistema ed il problema non esiste più. Poi c'è la fatica delle trasferte. Da qui sono quasi tutte delle odissee. Aereo e pullman, con le giornate libere che spesso saltano perchè siamo di ritorno». Nelle sue parole la riflessione e la convinzione di essere, indiscutibilmente, un ragazzo fortunato, che anche se vive la notte degli autogrill con i compagni di squadra, quelle in cui si divorano Kinder Cereali e M&Ms per far passare la noia di un viaggio troppo lungo, è comunque alle prese con la realizzazione di un sogno. «Ricerco le soddisfazioni tipiche di un ragazzo della mia età, ma posso essere contento perchè faccio quello che mi piace, perchè il mio lavoro è una passione e perchè nessuno mi toglie dalla testa che andare in palestra è bellissimo. Poi ci sono soddisfazioni più alte come quella di vincere, una partita in più, una medaglia in più…». Quale è l'obiettivo massimo a cui un atleta deve aspirare Michal lo ha ben chiaro. Ha un nome che per l'Italia è un tabù, ma bastano cinque cerchi per definire il concetto. Olimpiadi, la madre di tutte le competizioni. Un torneo che non ha eguali e che in un attimo ti trasforma in un mito dello sport per il tuo paese. Tutto ciò in casa Lasko è un paradigma. Una medaglia olimpica, d'oro, da qualche parte in casa c'è. Forse non a Madone, paesino del bergamasco diventato da poco più di due  anni quartier generale della famiglia, ma da qualche parte c'è. È del padre di Michal, vinta a Montreal nel 1976, quando la Polonia sconfisse in finale la Russia. «Con un padre che ha vinto le Olimpiadi non cerchi di competere, lo prendi ad esempio e cerchi di emularlo, vincere tanto quanto lui. Credo che sia anche la sua speranza. Tutti gli sportivi sognano di poter salire sul podio olimpico, è l'obiettivo più alto. Non ci sono soldi, fama o un altro successo che possa eguagliarlo, anche per i calciatori, che hanno tanto più di noi, l'Olimpiade è qualcosa di unico. Ne sono certo».
 
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