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La buona stella
Estratto dell'intervista a Michal Lasko realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con numerosi scatti su Pallavolo Supervolley di ottobre 2009
 

Per Michal Lasko le partite del mese di settembre 2009 sono state l’ennesima dimostrazione di una verità quadro nel mondo del volley. Il valore del gruppo e l’impatto che esso può avere sulle partite è incalcolabile. Non segue traiettorie scritte. Agisce come moltiplicatore, ma può anche diventare la forza che la gravità impresse sulla mela di Newton. Una forza che fa crollare. A terra. Nel mese di settembre l’opposto Michal Lasko ha avuto l’occasione di tornare nel gruppo azzurro, di vestire i colori della nazionale con tutti i pro e contro, gli oneri e gli onori di una maglia da gioco che non è come tutte le altre. Un viaggio di ritorno durato quattro anni. La precedente stagione, infatti, risale al 2005 quando Lasko fa parte dell’ultimo organico capace di tingere le proprie fatiche in oro. Un primo posto che manca tanto ad un movimento che fatica a ritrovare la via della vittoria. Quell’estate per Michal è molto simile a quella del 2009. Nel 2005 viene convocato come terzo opposto dopo Fei e Simeonov. Un infortunio di Fei e la World League lo mettono in luce. L’allora Ct Gian Paolo Montali gli offre una chance. Michal non la sbaglia, ne approfitta. Scende in campo libero dai pensieri e dalla pressione. Tira a tutto braccio come un opposto deve fare.
Nell’estate 2009 cambiano alcuni protagonisti. Il tecnico è Andrea Anastasi che sceglie come opposti Gavotto e Lasko. Al piemontese i gradi da titolare, a Lasko il compito di crescere e farsi trovare pronto quando chiamato. Basta aspettare l’occasione giusta. La chance, come quattro anni fa arriva in World League. La diagonale formata da Sintini e Gavotto fatica, non conquista il bottino di punti necessario e Anastasi decide di puntare su Travica e Lasko. L’opposto della Marmi Lanza torna a convincere anche con la maglia azzurra, tanto da cominciare gli Europei da titolare. Il campionato continentale, però, non è come quello di Roma. Il primo si tramuta in quel decimo posto amaro che anche Lasko analizza. «La nostra posizione è assolutamente relativa, influenzata anche dal livello dei due gironi che hanno qualificato alle semifinali. Completamente diverso. Questa però non è una scusa, né una giustificazione. In Turchia abbiamo affrontato squadre di assoluto livello, ma nelle partite c’è sempre mancato qualcosa. Quel qualcosa, però, non sono solo quel paio di giocatori assenti. Il nostro problema è stato caratteriale, mentale, lo si è visto soprattutto quando eravamo in vantaggio di molti punti. Forse i problemi sono stati anche di organizzazione tecnica. Francia e Polonia, le due finaliste, hanno giocato due semifinali di altissimo livello. Erano due squadre bellissime da vedere. Noi non lo siamo mai stati. Nella mia carriera non ho rimpianti. Rifarei tutte le scelte fatte. Le squadre dove sono stato a giocare. Questo Europeo ha un sapore un po’ diverso, un po’ di rimpianto c’è, soprattutto per non aver giocato alcune partite al nostro livello. Come quella con l’Olanda. Qualche mese prima, in World League l’abbiamo battuta nettamente. Più volte. Spiegare il perché di tutto questo non è facile. Neanche per noi che siamo stati parte della squadra. Per i giornalisti è stato più semplice. In quei giorni ho letto mille cause. Sono stati accusati tutti i giocatori, il tecnico, la mancanza dell’opposto titolare. Tutto basato su congetture, su statistiche. A volte smetto di leggere i giornali, a volte i giornalisti non hanno tutti gli strumenti ma hanno l’arroganza di giudicare mesi di lavoro sulle loro pagine».

 

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