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LEOnessa
Anteprima dell'intervista a Eleonora Lo Bianco realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di febbraio 2008

Provate a mettere in gabbia un leone. Non uno da circo, uno vero. Provate a dire alla palleggiatrice della nazionale italiana che non giocherà la sfida più importante della Coppa del Mondo. Provate a dirle che la sua volontà si deve piegare, quella sì, al suo fisico, che invece non ne vuole sapere di rispondere ai suoi comandi. Provate a guardarla negli occhi e dirle “fermati” e vedrete la sua reazione. Leonessa in gabbia. Capitano ferito. Nagoya, Giappone, 14 novembre 2007. Sta per iniziare Italia- Brasile. Eleonora comincia a correre, Eleonora non ce la fa già più dopo mezzo giro. Eleonora si ostina a fare stretching sotto lo sguardo incredulo di tutti. Poi si alza e prende la palla. Eleonora non si rassegna e fa attacco-difesa con Francesca quando Massimo le si avvicina e la chiude in gabbia. Mentre un ruggito si leva dal palazzetto un pallone si scaglia nell’aria. «Eravamo arrivati a Nagoya la sera e non c’era stato nessun sentore - comincia a raccontare Leo Lo Bianco (ora che è di nuovo libera) - ma quando mi sono alzata la mattina non riuscivo neanche a lavarmi i denti ed è la classica cosa che mi succede quando mi salta la schiena. Ma io volevo fare allenamento lo stesso e ho subito discusso con il fisioterapista. Qualche ora dopo mi ero già bloccata completamente, mi prende il nervo della gamba e non riesco a stare né seduta né in piedi. Ho passato due giorni senza allenarmi, le avevamo provate tutte senza risultati eppure io ero convinta di riuscire a giocare e ho continuato il riscaldamento nonostante non riuscissi a finire un giro di campo. Quando Barbolini mi ha detto «Leo fermati, comunque non ti faccio giocare», ho tirato un bagher in cima alla palestra e sono andata via per dieci minuti. Ho avuto un attacco di nervosismo e non potevo farmi vedere in quello stato dalle mie compagne prima di una partita così importante. Solo a quel punto mi sono rassegnata al fatto che se avessi giocato avrei reso il 5 per cento e sarei stata un danno, mi sarebbero cadute un sacco di palle. Ma un giocatore non vede niente in un momento così e poi io vado troppo sopra le cose. Io sono abituata ad essere in campo, ad avere la guida della mia squadra e non poterlo fare mi mandava fuori di testa. Non era certo perché non avessi fiducia in Francesca (Ferretti, ndr)». E infatti a partita finita, a capolavoro terminato è la prima che si complimenta con la sua sostituta, che l’abbraccia. «Non era facile dirigere un gioco che è sempre stato condotto da un altro e questo dimostra quanto siamo squadra. Io non l’avevo mai visto prima». E non perché stavolta lei stava in panchina e qualcun’altro giocava, ma perché il cambiamento è vero e passa anche da questo. «Ho fatto panchina per quattro anni dietro Maurizia (Cacciatori, ndr) e me lo ricordo benissimo. Sei chiamata per una palla, due o nel momento più brutto e devi dare il massimo perché il resto del tempo lo passi ad incitare le compagne. La Secolo per esempio, lei è da ammirare, ha una freddezza impressionante». Il Brasile è sconfitto ma il giorno dopo c’è Cuba e neanche stavolta Leo scende in campo, la gabbia resta ancora chiusa. «Sono stata ferma per un mese ricominciando piano piano, eppure io contro Cuba speravo di giocare… era da pazzi lo so, perché ancora oggi non sono totalmente a posto, ma lì, in campo, ci volevo essere io. Ho sofferto tanto, mi hanno visto tutti e probabilmente la rabbia ce l’ho ancora adesso, dentro. Perché non posso scordare che in quel momento il mio corpo mi ha abbandonata. La sera in camera con Simona (Gioli, ndr) mi sono messa a piangere, mi sono sfogata, ma in quel momento avevo una responsabilità verso le mie compagne. Dovevo pensare al bene della squadra. Il mio? Ho due ernie e la schiena è una cosa che non puoi immobilizzare, la mia schiena è solo da gestire. Vado avanti a terapie, ci dobbiamo inventare cose allucinanti». Leo ha saltato le tre partite più importanti della Coppa del Mondo, è vero, ma se quelle partite sono diventate decisive, valevano qualcosa, è stato anche grazie a lei. Eleonora questo lo sa e il dolore un po’ si attenua a pensare a ciò che quest’Italia ha messo insieme. Europeo, battendo squadre come Russia e Polonia. World Cup riducendo ai minimi termini formazioni come Brasile e Cuba. Insomma Leo, c’è di che consolarsi. «Il primo gennaio Sky ha fatto rivedere i momenti più belli di queste manifestazioni, ha mandato in onda quattro ore con le nostre immagini e io mi sono emozionata. Quando sono in campo ho una specie di nebbia e spesso mi dimentico come è andato un punto, l’euforia della vittoria. Al Mondiale del 2002 per esempio io non mi ricordo di aver fatto quel salto assurdo».
 

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