|
Un fiume in piena. O, come dice lei: «Io sono una valanga». È questa la sensazione che ti lascia addosso una chiacchierata a tu per tu con la verve di Nicoletta Luciani. La stessa sensazione che, sul campo, tante volte devono aver provato le avversarie di fronte alla potenza travolgente della sua Yamamay Busto Arsizio, vincitrice del campionato di A2 con due giornate di anti cipo e una marea di punti di vantaggio sulla seconda. «Timida di me non si può dire, anche se ci sono alcune situazioni che inizialmente mi imbarazzano, come il servizio fotografico di queste pagine, perché non ci sono abituata. Però, poi, io e Saara (la compagnadi squadra Loikkanen che ha posato con lei, ndr) ci siamo molto divertite. Io sono una valanga nello scherzo, così come nell’occasione di attrito: il mio modo diretto di dire le cose a volte non viene accettato, lo so, e sto cercando di lavorare su di me per smussarlo. Però, per me, quasi sempre tutto finisce in quel momento». In squadra, tutto ciò si traduce in una parola: carisma. Nel comunicato celebrativo della promozione in A1, che tratteggiava ogni giocatrice con una frase dedicata, l’addetto stampa Giorgio Ferrario l’ha definita “leader morale del gruppo”. «A momenti piango, nel leggere quelle parole: il fatto che mi venga riconosciuto da altri è un enorme piacere. A volte, in questo campionato, la squadra ha avuto anche meno autostima di quella che si sarebbe dovuta concedere: però, se siamo arrivati dove siamo arrivati è anche per il nostro valore. Io ho provato a far crescere quest’idea in tutto l’ambiente. Sempre senza dimenticare l’umiltà che è stata una nostra caratteristica dominante. Non vuol dire falsa modestia: significa sapere quanto dovevamo lavorare per arrivare all’obiettivo, condurre una vita normale e tranquilla o, come società, riuscire ad avvicinare al volley uno sponsor come Yamamay o portare 4000 spettatori al palazzetto». Ora, l’obiettivo è raggiunto. Archiviata nella personale memoria eterna l’esplosione della festa, è il tempo delle riflessioni. «Punto primo: io ci tengo a essere nella squadra di serie A1. La mia idea è che, con doti fisiche non eccezionali in termini di centimetri, la mia occasione di arrivarci sarebbe passata attraverso la vittoria di un gruppo. Ho diversi bei campionati alle spalle, ma il modo che ho per sfidarmi al massimo livello è l’esserci arrivata grazie a una squadra che mi ha dato fiducia, a un presidente come Michele Forte che già da anni mi chiamava ogni estate e non si è mai stufato». La sfida, come dicono gli americani, “riempirà le mani”. «Quest’anno, alcuni riscontri sono arrivati dalle amichevoli che abbiamo giocato contro formazioni di A1 come Bergamo, Chieri. Ovviamente, ci sono moltissimi centrali che reputo superiori a me. Però, con l’attacco in fast come colpo migliore sento di poter provare a giocarmela. Dovrò studiare molto a muro, attraverso dvd e dati sulle palleggiatrici. Di mio aggiungerò la grinta e la voglia di trascinare. Poi sono aperta ad ogni decisione della società, di certo non chiedo un posto in campo senza condizioni: se ci saranno tre centrali in grado di disputarsi due maglie, ben venga. E mi auguro che rimanga una base solida di questo gruppo. Spesso c’è la tendenza a pensare che l’A1 sia un altro pianeta, con altri criteri: invece a me piacerebbe riproporre un gruppo unito, legato agli obiettivi della società». |