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LORIS MANIA' Estratto dell'intervista realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di maggio 2010 |
Ci vogliono uomini e determinazione per muoversi dalle situazioni di stallo. Uomini, determinazione e lavoro per conquistare qualcosa che sembra non appartenere più. Uomini, determinazione, lavoro e tanta fame per ripartire. Lo sanno alla Trenkwalder Modena che dopo anni di apatia, in cui la squadra era una delle tante, una di quelle che sembrava esserci più per partecipare e fare numero che per competere, è ripartita andando a prendersi con uomini nuovi un posto nella Final Four di Coppa Italia e nei Play Off Scudetto. Uomini senza grandi vittorie alle spalle, senza il bagliore di coppe e medaglie nel borsone, senza lo status di asso pigliatutto, ma con qualità tecniche e con la voglia di mettersi al servizio per un obiettivo comune. La stessa consapevolezza si respira anche nel ritiro della nazionale a maschile a Mantova. La prova incolore degli Europei 2009, più preoccupante della posizione finale, è da cancellare dai ricordi di tutti con prestazioni e gioco di un altro livello sin dalle prime uscite, dai primi appuntamenti. La nazionale ha bisogno di uomini per fare questo, di atleti pronti a dare gas per ricominciare. Modena e la Nazionale si sono trovate davanti allo stesso problema. Per risolverlo sono partite dalla scelta degli uomini. Per la loro ripartenza hanno scelto lo stesso libero: Loris Manià. Un nome che dal 2007 al 2010 è passato da debuttante in Serie A1 a pedina stabile del massimo campionato, da spettatore televisivo delle competizioni internazionali a protagonista. La crescita è stata così veloce che sembra lontano, infatti, quel play off disputato con la maglia della Copra Berni Piacenza quando è sceso in campo per la prima volta nell'arena della A1 TIM chiamato a sostituire Sergio in semifinale e finale. Sembra lontana anche quella prima convocazione in azzurro, quella battaglia ingaggiata in giro per il mondo per conquistare un biglietto per Pechino 2008. Un nome che oggi non è più una scommessa, un azzardo. “Sono solo tre anni, ma in mezzo c'è stato di tutto. Guardandomi indietro, sono io quello che è cambiato di più. Più del colore delle maglie, più del campionato in cui gioco,più delle estati non più libere. Sono cambiato io. Fisicamente, mentalmente e tecnicamente. Ho imparato ad essere un giocatore professionista quando sono arrivato a Piacenza. Da quel momento ho capito che l'impegno di un atleta non termina dopo l'ultimo pallone dell'allenamento, ma che c'è un percorso da seguire anche fuori come può essere quello dell'alimentazione. Un allenamento che ti porti in qualche modo a casa. La dieta e il fisico non avevano importanza, mi bastava stare bene. Poi, ho imparato a stare meglio. In questo periodo sono passato dagli 85-86 chili agli 80, ho migliorato la mia massa muscolare. Tutto questo mi ha portato ad aumentare alcune qualità come la reattività che sono fondamentali nel mio ruolo. Questo è solo il più piccolo dei cambiamenti. Quelli più grandi sono, credo, tecnici. Difesa e ricezione sono migliorati, anche se la difesa deve essere ancora perfezionata. Ancora adesso sono spesso in movimento, non sono fermo nel momento dell'impatto. E' una di quelle cose per cui mi riprende maggiormente Anastasi con tanto di video. Credo, però, che questa sarà dura da migliorare perchè mi piace andare sotto la palla, per me la difesa va cercata oltre le posizioni”. Una crescita che è stata una delle armi in più di Modena della stagione appena archiviata. “E' stato un anno che mi ha caricato tantissimo. Mi ha fatto bene, mi ha dato energie nuove da portare anche in nazionale. Non tutt i hanno la possibilità di giocare per una grande società come è quella di Modena. Lì c'è la storia, un palasport che è un tempio del volley di cui senti il peso ogni volta che arrivi da avversario, ma che diventa la tua casa quando sei un giocatore gialloblu. C'è stato un gruppo di giocatori che non ha mai avuto problemi ed uno staff che ha lavorato sempre al massimo. C'è stato anche un dirigente come Da Re sempre presente. Agli allenamenti, quando avevamo qualche problema da risolvere. Tutto questo ci ha portato ad andare al di là delle aspettative, ma anche degli obiettivi. La società voleva un posto nei play off. E' arrivato anche quello in Coppa Italia e se fossimo stati più cinici, forse avremmo potuto raggiungere la semifinale scudetto. Con Macerata avevamo riaperto la serie dopo due sconfitte, giocando una gara 3 che non solo aveva detto di no alle ambizioni degli avversari, ma ci aveva lanciato. Ci aveva dato orgoglio, sicurezza ed una spinta che si è vista anche nell'inizio di gara 4. Abbiamo preso l'iniziativa anche in casa loro, nel primo set eravamo avanti 24-21, sembrava cosa fatta, mancava solo un punto e proprio in quel momento abbiamo commesso un errore più stupido dell'altro. Del secondo set meglio non parlare, poi il terzo è stato equilibrato fino a quando Omrcen non ha iniziato a fare Omrcen. Qualche rammarico c'è sempre quando si perde, ma non deve essere nulla di più”. |
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