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Stella Gemella
Estratto dell'intervista a Francesca Marcon realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiarti su Pallavolo Supervolley di maggio 2009

RVM è l’acronimo di Registrazione Video Magnetica. Dei reality show noi salviamo quella roba lì. Avete presente? Schermo gigante, musica ad effetto e la vita ti passa in rassegna mentre sei seduto su uno sgabello a guardarla scorrere via, in qualche punto anche a rallentatore, come a dire… stai guardando bene che questo è un passaggio fondamentale? Ed in quella geniale trovata mediatica, sei con gli occhi bene aperti e c’è proprio tutto, anche le cose che la memoria non avrebbe salvato bruciate tra un mucchio di altre. Se fosse possibile anche fuori da quei contesti, una cosa come quella, in un pomeriggio di metà aprile lei sarebbe stata seduta su quello sgabello. Vestita e truccata di tutto punto (come impone il cliché e come la troviamo nelle foto di questo servizio) a vedere come mai la sua favola ha sbattuto contro il comunicato federale che annunciava le convocazioni azzurre. Il nome di Francesca Marcon, tra le 26 giocatrici che si spalmeranno nelle varie manifestazioni azzurre, non c’è. La schiacciatrice che a Conegliano ha scalato tutte le possibili serie, dal mini volley alla A1, si è fermata ad un passo dal gradino più alto: la chiamata in nazionale. «Ci speravo. Mi sono basata su voci autorevoli che mi hanno dato questa speranza e sì… mi sono illusa. Mi dispiace molto. Ma avrò modo di farmi vedere, non mi rassegno. In fondo non sono così conosciuta». E questa è una verità, un po’ perché siete ancora alle prime righe di questo servizio e molto di più perché è approdata nella massima serie solo quest’anno, senza passare per quella vetrina che, nel bene e nel male, è il Club Italia. E allora, tramontata l’ipotesi di vederci tutti, prima o poi, seduti su uno sgabello, proviamo noi a raccontare la sua storia. Bionda, bella, insicura. Questa è Francesca, la rivelazione di una società tutta o quasi made in Veneto. Una cittadina di 40mila anime che è passata alla ribalta delle cronache per la sua squadra di pallavolo, dove Cisky è l’emblema… «tutti in palestra mi chiamano così». Francesca “Cisky” Marcon è la schiacciatricericevitrice della neo promossa Zoppas, che quest’anno non solo si è ampiamente salvata, ma ha sfiorato i play off dopo che era riuscita ad entrare addirittura in Coppa Italia. «Già, ma abbiamo incontrato Pesaro che c’ha battuto in tre set senza neanche darci la possibilità di esprimerci. Ma entrare nelle otto alla fine del girone d’andata, credetemi, non è stato un premio, ma proprio un sogno!». E non è modestia la sua, è proprio un modo di essere. «All’inizio di quest’anno mi sono chiesta più volte se potessi o no competere nella massima serie. Ero insicura, avevo paura. Ma adesso vi dico che sia io che Conegliano abbiamo passato l’esame. Avevo paura di non farcela, mi faceva impressione giocare contro delle campionesse che solo a sentire il nome mi sembravano lontane anni luce da me. Io sono sempre vissuta in una realtà che mi ha tenuta lì…». Al riparo Francesca non lo dice. Ma lo aggiungiamo noi. Che male c’è ragazzi, a vivere al riparo? Niente. Fino a che ti basta, ne hai tutto il diritto del mondo. Però c’è un momento in cui devi uscire allo scoperto. «Non so se si capisce, forse no, ma io allo stesso tempo sono molto determinata. E se speravo in una chiamata azzurra è perché non mi sento fuori dai giochi, mi sento ancora in tempo. Non sono una ragazzina, ma neanche una arrivata solo perché ha giocato in A1. Anzi io vorrei vincere lo scudetto a Conegliano».

 

 

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