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SECONDA STELLA A DESTRA Anteprima dell'intervista a Matteo Martino realizzata da Isabella Migani Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di maggio 2008 |
Nella vita ci sono stelle e stelle. Le più misteriose sono sicuramente quei puntini luminosi che squarciano la tela di velluto blu che ogni notte si estende sopra le nostre teste. Poi ci sono stelle che hanno parabole e percorsi con cui veniamo in contatto. Distanti, ma più vicine dei milioni di anni luce di quelle che si guardano con il naso all’insù. Sono le persone di talento. Quelle che nel loro campo sono o diverranno le migliori, quelle che iniziano a brillare di luce propria . Un giorno per caso. Improvvisamente. Ci sono stelle di questo tipo anche nella nostra pallavolo. Giocatori e giocatrici che hanno qualcosa in più, che hanno un potenziale che, se incanalato nella giusta direzione, li può far splendere più di tutti gli altri. Matteo Martino questo potenziale ce l’ha, ha quella giusta dose di talento pallavolistico che suona come una promessa, tanto che tutto il mondo intorno a lui è in attesa che la sua luce divenga sempre più forte.L’inizio di Matteo Martino è sporco di fango. Quello dei campi di calcio intorno ad Alessandria, dove Matteo giocava. Con il numero 1 sulle spalle e una maglia da portiere. È una promessa in questo ruolo. Le selezioni provinciali e regionali lo mettono subito in mostra, ma dietro ai recinti di quei rettangoli in erba e fango ci sono due genitori che hanno il cuore che batte per un altro sport. Soprattutto papà Pierpaolo. Lui è un ex pallavolista e con i suoi palleggi ha scritto la storia di Asti. Pierpaolo Martino guarda il figlio giocare e pur riconoscendo il talento e le prospettive che Matteo ha nel calcio, pur rispettando il divertimento, gli offre comunque la possibilità di scegliere. Lo porta in palestra con sé, in giro con lui nei palazzetti. Qualcosa di diverso per la pallavolo inizia a pulsare. «Il calcio mi piaceva, ma mio padre mi ha fatto innamorare del volley a poco a poco. Con quei primi allenamenti, quei primi consigli che non sono mai mancati in ogni fase della mia carriera. In più l’unico infortunio grave l’ho subito mentre giocavo a calcio. Un avversario mi è piombato sulla caviglia con i tacchetti e per un bel po’ non ho camminato. Così dai 14-15 anni mi sono dedicato solo alla pallavolo e con le basi costruite in palestra con mio padre sono arrivato nel settore giovanile di Cuneo dove non solo ho migliorato i miei fondamentali ed il mio gioco, ma ho imparato cosa significhi stare in una squadra, vivere per essa. Cuneo mi ha insegnato tanto anche fuori dalla palestra. Per la prima volta vivevo lontano dai miei genitori, insieme ad altri ragazzi, ma comunque ho dovuto imparare cosa voglia dire gestirsi da solo, l’indipendenza. Un’altra cosa che ci hanno insegnato a Cuneo sono le emozioni che regolano la vita di una squadra. I nostri dirigenti ci portavano al palazzetto per vedere le partite dei grandi, per farci capire se davvero volevamo quel tipo di vita». Una vita che è a tratti è scintillante, ma che è anche impegnativa, sacrificante: perché c’è poca normalità se sei una promessa dello sport e l’estate e le sue vacanze diventano un tabù. «Le vacanze possono anche essere brutte. I venti giorni che ci sono stati tra la fine del campionato con la Sparkling ed il primo collegiale con la nazionale a Modena sono stati noiosi. Chi sta sempre in palestra come noi, quando gli impegni finiscono non sa davvero cosa fare. Per me almeno è così. Sono stato anche molto nervoso, perché mi sarebbe piaciuto vivere questi play off e non guardarli in tv. Con la Sparkling siamo stati davvero vicini dall’entrare nel tabellone, ma abbiamo perso qualche punto stupido per strada. A tenerci fuori sono state soprattutto le due partite con Perugia. Avessimo vinto quelle non avrei staccato per così tanto tempo. In questo periodo non mi sono mai fermato in realtà. Avevo paura di perdere la confidenza con la palla, quanto di buono conquistato nei mesi di questo campionato, così oltre a fare le sedute di pesi per non perdere il tono muscolare, ho cercato anche qualche squadra per fare un po’ di palla. Ho fatto qualche allenamento con una squadra di B1 femminile, qualche partitella con le squadrette di tifosi e amici che giocano nel Csi e degli allenamenti con il Novi Ligure, la squadra che allena mio padre». | |
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