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 Luigi Mastrangelo

IL NOSTRO MASTRO


Anteprima dell'Intervista a Gigi Mastrangelo realizzata da Fabrizio Rossini
Il testo integrale con numerosi scatti ed un fantastico poster Pallavolo Supervolley di
Febbraio 2005

Quel pomeriggio a Vienna, nella finale degli Europei 1999, Andrea Gardini guardava il campo con un silenzio iroso, dall’angolo dei cambi. Le labbra serrate, lo sguardo in fiamme. Durante i time out diede prova come sempre di spirito di squadra, elargendo ai titolari i suoi abituali schiaffoni sulle spalle a tutti. Ma restava gelido, per non poter giocare la sua ennesima finale che già stava odorando d’oro. Su, in tribuna stampa, i giornalisti scrivevano un tabellino mai visto prima in una finale con la nazionale in campo. Con Gardini “N.E.” al fianco di Giombini. Fra i titolari, invece, quello che per molti cronisti era solo un certo Luigi Mastrangelo da Mottola, esordiente azzurro in quella stagione. Cominciamo così il nostro viaggio alla scoperta del centrale azzurro della Lube Banca Marche: da quello strano pomeriggio in cui per la prima volta il gigantesco Gigi si presentò all’Europa spalancando la porta principale. In finale. Vincendo. Siamo nell’appartamento che la Lube ha affittato a Macerata per lui, dove vivono la moglie Vera e il piccolo Samuele che, giusto per sottolineare che il dna ha sequenze logiche, ha il fisico di un bambino di 5 anni, pur avendone la metà. Il registratore si accende, lasciamo che sia Mastrangelo a raccontare Gigi. A cominciare da quel giorno a Vienna.
«Volevo imitare Andrea Gardini per tutto quello che aveva vinto, o almeno provarci. Ma quell’anno lì non era certo il mio obiettivo principale sbatterlo in panchina (ride). La scelta di Anastasi, in finale agli Europei, fu soprattutto per il muro: Gardo non era più quello di dieci anni prima, in quel fondamentale. Poi è andata bene anche in battuta e attacco, ho ricambiato la fiducia del “Nano”. So che fece impressione, a chi seguiva la pallavolo da tanto tempo. Era il mio primo anno in nazionale, vedere Gardini in panchina al posto mio stupì tanti. Però dal mio punto di vista fu diverso. Ero lì per dare una mano: Anastasi mi chiamò, feci il mio dovere. Quando me lo disse, che avrei giocato? Dopo pranzo, prendendo il caffè al bar. Ero in camera proprio con Gardini. Il Gardo non lo sapeva, che avrei preso il suo posto. Ricordo come fosse adesso quel
pomeriggio prima della partita, in camera per il riposo prepartita. Io che non riuscivo a dormire, teso, pensavo… Devo fare così, devo fare colà, ripassavo mentalmente, e guardavo il Gardo russare. Alle tre e mezza la sveglia, la ricordo ancora, il break. E la partita». Ricordi i particolari, a distanza di tanto tempo? «Sì, io ho sempre buona memoria per questi dettagli. Per esempio agli ultimi Europei in Germania. Prima della finale ero in camera con Fei, facevamo il break in camera. Ho preso quattro panini, ci ho messo Nutella a valanga, il massimo che poteva entrarci, e li volevo dividere con Fei. Lui aveva già mangiato di sotto, quindi… Me li sono mangiati tutti io. In campo, poi, ho fatto 12 o 13 muri…».Messaggio ai giovani pallavolisti. Se volete fare 12 o 13 muri nella prossima finale Under 16, non mangiatevi quattro panini con Nutella. Non vi stacchereste da terra. Il signor Mastrangelo supera i 2 metri, ha il metabolismo di una betoniera a pieno regime: potete imitarlo in tutto quello che fa in campo, ma lasciate stare l’alimentazione. Un pezzetto di crostata vi potrà bastare. Se avete dubbi, potete chiederglielo alla fine di ogni partita. Perché Gigi non è uno di quelli che, come ha recentemente ammesso Papi, cammina a grandi passi verso lo spogliatoio dopo l’ultima palla.

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