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PUNTI DI VISTA
Anteprima dell'intervista a Chiara Negrini realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con numerose foto su Pallavolo Supervolley di maggio 2008

Passa la vita a dare risposte a domande senza punti interrogativi. Perché è convinto che quelle più importanti raramente terminino così. Il più delle volte c’è un capoverso. Dopo una domanda, c’è un capoverso. Lui, la vede in questo modo. Non si fa confondere dalla grammatica, discute convenzioni e se ne frega delle regole. E dopo un po’, risponde. Se dovessimo spiegare il destino, lo faremmo con queste parole. Se volessimo dargli un volto, racconteremmo una storia: si chiama Chiara, ha 29 anni e dieci anni fa andò a capo. «Avevo 19 anni quando ho esordito in serie A1. Avevo disputato un intero campionato come libero, a Ravenna. Ma a 19 anni volevo essere io quella che fa il punto. Mentalmente non è facile come ruolo e io volevo sentirmi più partecipe del gioco. Ma ero brava e se avessi continuato magari la serie A1 non l’avrei più lasciata. Invece ho scelto di cambiare, di non rinnovare il contratto da libero e di andarmene a giocare in A2 per fare la cosa che mi faceva stare meglio: schiacciare». A capo. Non ha chiesto garanzie, Chiara. Non è scesa a compromessi con la sua vita: magari faccio un paio d’anni e se non riesco a tornare accetto il cambio di ruolo. Nessuna parentesi, nessuna virgola. Un punto. Ed il destino ha lasciato passare nove anni, sei campionati di A2 e due di B1 prima di farle una telefonata e mandarla a capo di nuovo. Non c’erano interrogazioni nelle sue domande. La “cosa che la faceva stare meglio” non è neanche una domanda. Ma a Jesi, quest’anno, le hanno dato una risposta. E Chiara è tornata a giocare in A1. Come attaccante, stavolta. «Non penso sia tardi. Penso che nel frattempo ho dato molto e preso di più da questo sport e soprattutto penso che oggi quella scelta mi abbia dato ragione». Sì, le ha dato ragione. A ventotto anni Chiara Negrini ha esordito come schiacciatrice in serie A1, ha giocato una semifinale di Coppa Italia, è arrivata fino ai quarti di Champions League e ha partecipato ai play off scudetto. Non male per essere la sua prima volta. E se la Monte Schiavo Banca Marche Jesi ha rimandato ancora l’appuntamento con la vittoria, il dito non va certo puntato su di lei, che il posto in campo se l’è addirittura guadagnato in corsa.Ma andiamo con ordine. Dopo tre anni a Castelfidardo («Sono stata benissimo, c’era un rapporto bellissimo, genuino»), Jesi e Marcello Abbondanza pensano a lei nella costruzione della squadra. Parliamoci chiaro. Non è facile conquistarsi visibilità se giochi in A2 e non sei la giovane promessa lanciata dal Club Italia. Ma per Chiara pretendono attenzioni le sue eccellenti prestazioni in prima e in seconda linea, il numero di palloni messi a terra e di ricezioni consegnate sulla testa del palleggiatore. Ed il suo nome finisce nella lista di una delle squadre più importanti d’Italia. Ma non per riempire l’organico. Non per fare numero. «Marcello mi ha visto come una giocatrice, mi ha trasmesso fiducia nel progetto nonostante fosse chiaro che sarei stata la settima. Un cambio. Ma durante tutto l’anno mi è stato vicino sia tecnicamente che moralmente, specie quando nei momenti difficili mi dovevo confrontare con un campionato per me nuovo». Perché Chiara si allena, entra per qualche sostituzione, si allena di nuovo e alla fine guadagna il posto in squadra. Non senza turbolenze, però. Jesi non parte bene, perde subito la Supercoppa contro la Sirio ed in campionato è costretta a registrare diverse sconfitte. Adesso, Abbondanza poteva andare avanti con le sue scelte e aspettare che la situazione migliorasse. Oppure, dare un senso a tutti gli allenamenti in cui si era detto “ce la fa, ce la fa”, girarsi in panchina e buttarla nella mischia. L’ha buttata nella mischia e lei ce l’ha fatta.
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