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DIAMANTE
Estratto dell'intervista a Igor Omrcen realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale con gli scatti di Maurizio Spalvieri su Pallavolo Supervolley di marzo 2009
 

Si dice che Spalato sia una delle città tra le più sportive nel mondo, una di quelle in cui gli abitanti non possono non passare parte della loro vita su un campo di calcio, a far due tiri a canestro, a cercare un gol da piazzare in una piscina della pallanuoto o in una porta della pallamano. C’è chi picchia forte con una racchetta da tennis o chi, volando, alza la propria asticella del salto in alto un po’ più in su. Si dice che Spalato sia una di quelle città in cui la competizione scorra tra le vene degli abitanti e che il genio sportivo trovi la sua incarnazione. L’elenco di quelli partiti da Spalato e che hanno conquistato il mondo dello sport, rappresentando l’eccellenza della propria disciplina, è lungo: i tennisti Mario Ancic e Goran Ivanisevic, i cestisti Dino Radja e Toni Kukoc, la campionessa mondiale 2007 del salto in alto Blanka Vlasic. Igor Omrcen, pallavolista, nato il 26 settembre 1980 e che da Spalato, a vent’anni, è partito per conquistare il campionato più bello del mondo, quello italiano. «Al volley sono arrivato per caso e molto tardi, a 15 anni. A Spalato la pallavolo non è uno sport tra i più importanti, la capitale pallavolistica croata è Zagabria, dove c’è la squadra del Mladost. Da noi tutti giocano a calcio inseguendo una maglia dell’Hajduk, oppure a basket seguendo le orme di Kukoc, a pallanuoto piuttosto che a pallamano. Alla pallavolo ci arrivi per caso. Io per sette anni ho giocato a pallanuoto, poi durante la guerra hanno chiuso la nostra piscina. Eravamo vicini ad una caserma ed i fori dei proiettili erano anche nei nostri spogliatoi. Non era il posto più sicuro per andare a nuotare. Volevo provare altro ed ho iniziato con il basket, dove tutti provano a tirare canestri per quella che era la Jugoplastika, ed infine tramite un amico ho iniziato a giocare a pallavolo. Uno sport che mi ha rapito subito e che da lì in poi ha segnato la mia vita. Ho avuto una carriera velocissima, aiutato dall’aver praticato uno sport di base come la pallanuoto. Per due anni ho giocato a Spalato, in quella che qui in Italia può essere considerata una Serie A2. Poi, mi sono trasferito al Mladost Kastela per la mia prima avventura in un massimo campionato».
La prima destinazione straniera di Igor Omrcen è una di quelle che fa tremare i polsi. È Cuneo, una delle società storiche del campionato italiano. È Roberto Serniotti ad accorgersi per primo del suo talento. Il tecnico piemontese, infatti, era stato mandato a visionare nuovi giocatori alla Spring Cup, competizione che vede protagoniste le nazionali di seconda fascia europee. In quel torneo c’era anche la Croazia, con questo giovane Omrcen da scrivere sul taccuino. Enzo Prandi, fratello di Silvano ed attuale responsabile del settore giovanile del club cuneese, raggiunge Omrcen e con l’aiuto di Nurko Causevic convince Igor a firmare il primo contratto che legher
à il suo nome all’Italia. «Nurko Causevic è stato fondamentale per la mia carriera, durante la trattativa, mi ha trasmesso sicurezza, mi faceva da interprete, mi ha spiegato cosa voleva dire giocare in Italia, che tipo di realtà avrei cominciato a vivere. Il tutto senza dover passare per il club più importante croato, il Mladost Zagabria, che mi voleva a tutti i costi. Io, però, non ero convinto, non volevo firmare un contratto che mi vincolava a vita, volevo essere libero di decidere sempre dove andare a giocare, quale maglia indossare. Per quella di Cuneo ci ho messo cinque minuti. Il tempo di scrivere il contratto e di firmarlo. I miei, ad esempio, erano all’oscuro di questa trattativa, lo hanno saputo dopo».

 

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