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IL FAVOLOSO MONDO DI SERENA |
Anteprima dell'intervista a Serana Ortolani realizzata da Eleonora Cozzari Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di settembre 2006 |
Riassunto. Di solito è una cosa privata la sfida con il proprio talento, di solito è una lotta. Quella di Serena Ortolani invece è uno spettacolo. Aperto al pubblico per di più. Uscita allo scoperto prima con la nazionale Juniores e poi con la convocazione, a 17 anni, in quella maggiore, da due stagioni Serena veste costantemente la maglia della nazionale e dopo il Grand Prix dello scorso anno il suo talento ha conquistato proprio tutti. Lei però ancora fatica a vederlo, a dargli nome e cognome. E adesso, dopo un’estate divisa tra la maturità e la preparazione ai Mondiali del prossimo novembre, questa sfida, bellissima, tra una ragazzina e una donna, tra una giocatrice e una campionessa torna ad appassionare. «Io non mi sento di essere niente. Promessa, futuro, speranza della pallavolo? Io vado sempre dritta». E non serve neanche ricordarle che agli scorsi Europei lei ha vinto la medaglia d’argento mentre una come Francesca Piccinini è rimasta a casa. «Evidentemente non era in gran forma. Io penso solo a giocare, poi quello che verrà verrà. È come se adesso dovessi starmi a preoccupare del fatto che ai Mondiali una di noi dovrà abbandonare. Siamo cinque schiacciatrici (Rinieri, Piccinini, Del Core, Fiorin e appunto Ortolani, ndr), Bonitta ne porterà via solo quattro. Non è che possa disperami, andare in crisi adesso». A lei semplicemente non piace guardare lontano. Fine riassunto. Il curriculum vitae di Serena occupa tre caselle fondamentali. Club Italia, Bergamo e nazionale. Non si può dire che questa ragazza non sappia scegliere bene. Ma andiamo con ordine. A otto anni, dopo un tentativo andato a vuoto con la ginnastica, la piccola Serena da Reda (una frazione di Faenza) comincia a giocare a pallavolo. «Non è che all’inizio mi facesse impazzire, però andavo avanti e piano piano crescevo. In più anche mio fratello Andrea, che ha due anni più di me, giocava e mio padre andava a vedere tutti i suoi allenamenti. Ascoltava quello che diceva l’allenatore e la sera a casa mi faceva ripetere gli stessi esercizi. Il mio primo allenatore è stato sul serio mio padre». Papà Marco però fa un’altra mossa che cambia la vita a Serena. La porta a Forlì. E mentre lei gioca nelle giovanili, in A1 schiaccia Roman Iakovlev. «Avevo 12 anni, l’ho guardato e ho detto: voglio diventare come lui». Tac, lampadina. Così la pallavolo è entrata nella vita di Serena. All’improvviso, senza sogni, senza preavviso. Passa allora da Forlì a Ravenna e ci rimane per due anni, dove gioca in Under 15 e Under 17. Chiude il campionato entrambe le volte seconda. «In 15 abbiamo perso con Napoli e in 17 con Vercelli». “Pensate che non me le ricordi” non l’ha aggiunto, ma siamo sicuri l’abbia pensato. E cominciamo a capirla, questa ragazza che ride quando si racconta e che ci avrebbe detto anche i parziali, ad averglieli chiesti. Serena schiaccia, ma dal centro, di banda o in posto due non fa particolare differenza per gli allenatori. Li impressiona comunque. Al Club Italia però il definitivo salto. Posto 4. Di grandi speranze. «Sarei dovuta entrarci dall’anno prima, con Garzaro e Angeloni, ma i miei genitori preferirono farmi aspettare. Così ho continuato ancora un anno con la Teodora, ma due volte alla settimana facevo allenamento al Club Italia». E come per tutte di quel gruppo, i ricordi sono bellissimi. «Sono andata via da casa che avevo 15 anni. Ma con Lucia (Crisanti) abbiamo vissuto come sorelle e anche oggi quando ci ritroviamo sottorete da avversarie ci scambiamo sguardi complici. Sono stati due anni fondamentali (giocando un campionato di B2 e uno di B1, ndr), lì ho imparato non solo la tecnica, ma anche il carattere di gioco, come si deve stare in campo con le compagne, la convivenza. E sono atteggiamenti che quando arrivi in serie in A1 devi avere». E pensare che c’è chi vuole chiuderlo. Passano i mesi e troviamo Serena impegnata prima in nazionale Pre-juniores e poi in quella Juniores, dove nel 2004 vince l’oro agli Europei. Ma quando ancora la medaglia al collo non c’era, quando ancora non era arrivata nemmeno la semifinale… Pedullà chiude l’allenamento e comunica a tutti la mia convocazione nel gruppo maggiore». E dopo la soddisfazione per la vittoria continentale, la nostra Serena fa la conoscenza della nazionale seniores. «All’inizio ero titubante, non conoscevo nessuno, anche per me quelle ragazze erano facce nuove. In Juniores c’è più tecnica, qui più agonismo. Ma anche più potenza, più velocità e il programma di lavoro è molto intenso. Da subito ho diviso la camera con Simona Rinieri, mia compagna di stanza anche adesso. Lei mi fa da mamma, da sorella e da allenatrice. Simo è romagnola come me, in ritiro niente piadina né cappelletti, ma ci capiamo e mi consiglia quando ho dei problemi. Di testa principalmente. Non riesco ancora a mettere da parte gli errori per esempio, dovrei dimenticarli e andare avanti ma ho qualche difficoltà» | |
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