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Una buona annata


Anteprima dell'intervista a Paola Paggi realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di gennaio 2007
 


Questo mese, Isabella Mignani è andata a far visita a Paggisan. Come chi è? Paola Paggi, capitano della Play Radio Foppapedretti Bergamo, e quel nomignolo le è stato affibbiato quando giocava a Vicenza:

«Dicono che ho gli occhi un po’ a mandorla come le donne giapponesi e quando sorrido non ci vedo…».

Molto si è letto su di lei, dopo il famoso 9 settembre, giorno dell’ufficiale rottura tra il gruppo delle azzurre e Marco Bonitta. Paola ritornava in maglia azzurra dopo tre anni di digiuno, aveva messo da parte l’orgoglio ed era tornata a picchiare per i colori italiani.

«Dopo Atene non ne potevo più di troppe cose… […] quando quest’estate mi ha richiamata non ero completamente convinta di tornare in azzurro, conoscevo i problemi che c’erano e sapevo che non erano affatto risolti. Ma sarebbe stato l’ultimo Mondiale per me, sapevo bene anche questo e ho messo da parte l’orgoglio».

Ma proseguiamo per gradi. Marco Bonitta, allora ct della Nazionale femminile, in estate richiama la Paggi, questa accetta, ma dopo il terzo posto al Gran Prix scoppia la bufera. Lo strappo tra l’allenatore romagnolo e le ragazze è talmente grande che nemmeno la “longa mano” della Federazione riesce ad ricucire.

«Sono stata una di quelle che ha parlato di più, è vero, ma quello che ancora Marco non ha capito è che le cose che ho detto io le pensavano tutte le giocatrici. […] Non è che ci siamo svegliate una mattina e non c’andava più bene. […] Come sarebbe possibile mantenere una posizione del genere senza il consenso di ogni ragazza?[…] Di sicuro però noi abbiamo sbagliato il momento. Un errore quello. Bisognava separarsi diverso tempo prima, già dopo le Olimpiadi di Atene. Il quinto posto ci stava stretto, ma lì nessuno ha avuto la forza di fare qualcosa. Io non tolgo a Marco il merito di aver vinto un Mondiale, ma dopo ci voleva continuità e invece quello è rimasto l’unico grande risultato».

Paola, però, il Mondiale nipponico l’ha giocato e da protagonista per giunta; sebbene un infortunio al ginocchio le fece pensare di saltare la semifinale contro la Russia, ma non ha mollato e scende in campo.

«Non mi porta proprio bene giocare con il Giappone ai Mondiali. Quattro anni fa mi feci male alla prima partita e saltai tutta la competizione. Stavolta invece, ero dieci volte più arrabbiata. Ma non ho mollato. Per il mio ginocchio però giocarci sopra non ha aiutato e poi sono dovuta stare ferma per un mese».

Ma Paggisan è una ragazza che arrivata, ormai ai trenta guarda al futuro con un po’ di perplessità.

«Sento che come donna sto cambiando molto, penso a cose diverse, per esempio alla mia vita dopo la pallavolo e sono un po’ preoccupata. Mi butto in un mondo sconosciuto, non so cosa troverò, se sarò abbastanza forte. Intanto a Riccione ho preso in società un’enoteca. Si chiama “Il vicolo di Bacco”, è in viale Ceccarini e spero ne nasca qualcosa di buono. Ancora non ci lavoro, ma magari tra qualche anno mi troverete a versare vini».

E poi, c’è l’amore. Da tre anni è fidanzata con un portiere della Spal, dove anche lì, i sacrifici per vedersi non sono pochi e quando non è in palestra, si impadronisce della vita da “ragazza normale”. Shopping, cinema e cavalli sono i cima alla sua top ten.

Mentre, se le domandate: cosa non rifarebbe, nella pallavolo potesse ritornare indietro, sapete come vi risponderà?

« Ma se dovessi tornare indietro la centrale non la farei mai».

Questa è una versione mignon, rispetto a quello che potrete leggere questo mese in edicola.

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