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Esame di maturità Estratto dell'intervista a Simone Parodi realizzata da Isabella Mignani Il testo integrale con gli scatti di Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di giugno 2009 |
La strada ha poche leggi. Una, su tutte. Per andare lontano bisogna fare un passo alla volta. Se sei un talento ed hai un mondo che crede in te la cosa più semplice da fare è metterti a correre. Come se quella strada la volessi possedere, fare tua. Come se quella strada fosse qualcosa che tu possa sottomettere. È proprio in quel momento che arriva la beffa, che la strada pare distendersi ancora di più davanti a te, che si allunghi, aumentando la distanza tra te e la meta. Ecco, Simone Parodi è uno di quei talenti che pare puntare più sulla calma e la pazienza che sull’irruenza e il narcisismo. Siamo andati a trovarlo nei primi giorni di ritiro a Mantova, quelli più duri in assoluto, ma quelli in cui l’azzurro passa più in profondità. Scolora dalla trame del materiale tecnico ed entra nei pori della pelle, sempre più giù. Lo abbiamo seguito in un ritiro dove il lavoro si alterna al sorriso, dove la fatica viene stemperata dal clima che definire sereno è eufemistico. La giornata tipo in azzurro comincia in sala pesi. Il programma è durissimo per tutti. Simone non si lascia distrarre dall’obiettivo della macchina fotografica di Daniela Tarantini. I suoi muscoli vengono messi a dura prova, le sue vene pulsano, sembra che ogni fibra muscolare si tenda al massimo. Accanto i compagni di squadra e il preparatore non lo mollano. I primi lo prendono in giro, l’altro lo sprona. La doccia arriva come una liberazione. Quattro passi a piedi e Simone è già in albergo, nella sua stanza condivisa con Michal Lasko. Prima del pranzo c’è il tempo per accendere il pc e dare uno sguardo alla posta elettronica oppure accendere la play station e sfidare Saitta o lo stesso Lasko. La giornata continua con il pranzo e con il riposo. Poi si torna in palestra, questa volta si lavora con i palloni, sulla tecnica, sul gioco. «Le ore di allenamento in una giornata sono quattro, quattro ore e mezza – spiega lo schiacciatore italiano – ma questo è il miglior posto dove un giovane che deve migliorare può stare. Qui si cresce e per crescere si deve passare di qua. Al pomeriggio faccio 180-190 ricezioni con la macchina spara palloni, il tutto in mezz’ora, in un club non c’è la possibilità di essere così analitici». Dopo queste due ore e mezza Simone e gli azzurri tornano nella loro stanza prima della cena e la sera si scatenano a giocare a carte o con la play station. Insomma, la vita classica di un lungo raduno. In una giornata tipo fanno invasione le nostre domande, che vogliono farvi conoscere un ragazzo che sta progettando le tappe della propria carriera, in azzurro come nel club. D’altronde è pur sempre un geometra. Incuriositi dal suo percorso, proviamo a farla al contrario, cercando di seguire il filo dei ricordi. Da Mantova a Verona. «Verona è stata la mia consacrazione in serie A, forse la stagione poteva concludersi un po’ meglio. Non era il nostro obiettivo entrare nei play off, ma solo la salvezza. Solo che per come abbiamo giocato, per le posizioni in classifica che abbiamo occupato, i play off lo sono diventati, ce li siamo prefissati. Non sono arrivati, perché a fine stagione non siamo riusciti a giocare nellostesso modo. Il nostro segretoè stata la tranquillità della società nel farci esprimere, il resto lo ha fatto il gruppo ben creato, equilibrato tra giocatori giovani e con entusiasmo ed altri più esperti. In più io mio sono trovato ancora una volta molto bene con Giuliani, che ha deciso di seguirmi fin dai tempi di Corigliano e che ho ritrovato con grandissimo piacere. Lui è un tecnico fuori dal classico schema. È molto vicino alla squadra, molto presente al di là delle due ore di palestra. Con lui hai un rapporto diverso, come se fosse un tredicesimo, quattordicesimo giocatore, pronto a piazzare la battuta o lo scherzo quando è il momento giusto. Verona posso considerarla come la mia “consacrazione” in A1, ma era davvero il miglior posto possibile per esprimersi». | |
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