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E BRAVA GIULIA Estratto dell'intervista a Giulia Pincerato realizzata da Eleonora Cozzari Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di gennaio 2009 |
E' convinta che il biglietto faccia sempre la differenza in un regalo. Organizza cene perché le piace confrontarsi con i suoi amici. E a quattordici anni, nonostante avesse vinto il premio di miglior attaccante della rappresentativa provinciale, ha smesso di schiacciare. Faceva la centrale. E non ha cambiato parte della rete. Ha smesso di schiacciare. Era alta 182 centimetri, aveva vinto il premio di miglior attaccante della sua età e ha dato retta ad uno che le diceva che non sarebbe arrivata da nessuna parte. Adesso non è che la caratteristica principale di una quattordicenne sia la ragionevolezza, a quattordici anni sei contro a prescindere. Se poi qualcuno prova a canalizzare la tua corsa verso il mondo, 99 volte su 100 lo sbrani. Lo sbrani. Se sei alta 182 centimetri e hai vinto quel premio. Ma se oggi, quasi otto anni dopo, stiamo intervistando la palleggiatrice della squadra campione d’Europa in carica, è perché lei è quell’1 per cento che non l’ha fatto. Ragionevole quindi? No. Sfacciata. Perché quando il suo allenatore le ha detto “Giulia, se continui a schiacciare prima o poi ti fermerai”, lei non si è neanche scomposta più di tanto. Figuriamoci se si è messa a strillare, tornando in fila con la palla tra le mani sperando che lui la vedesse attaccare dentro i tre metri. Quindi, visto che lei è rimasta a fissarlo, lui ha potuto aggiungere: “Però hai delle belle mani”. Allora lei, pure un tantino seccata di non averlo saputo prima, ha risposto: “In fondo non salto e non tiro neanche tanto forte. E voglio arrivare a giocare in serie A1. Quindi se ho questa possibilità facendo la palleggiatrice… farò la palleggiatrice Non è tanto male, mi permette di essere la protagonista. La palla adesso la toccherò sempre”. Ha detto proprio così: adesso la palla la toccherò sempre. Come se dovesse scegliere se vestirsi di rosso o di nero. E se il rosso se l’è messo la tua migliore amica, scegli il nero… pure con la scollatura. Ti dici. Una roba del genere, solo che quella scollatura le ha cambiato la vita. E lei ne era perfettamente cosciente. Questa è Giulia Pincerato, il paio di mani che guidano la Despar Sirio Perugia. Accettate il consiglio spassionato di chi sa come va a finire la storia: ascoltate cosa ha da dire. Non ve ne pentirete.Dopo tre scudetti, una Champions League, varie ed eventuali, Perugia quest’anno ha rivoluzionato la sua struttura. Via Gioli, Francia, Del Core. Via il manico di giocatrici che per anni ha dominato sottorete. Si cambia. Giulia è il frutto di quel cambiamento. Cominciamo a parlare di Giulia Pincerato partendo da questa parte di mondo, quella che la circonda adesso. «Beh pensavamo in un inizio più facile, ma finalmente ora c’è più chiarezza nei ruoli, sia in squadra che in società. Gianni ha dato ordine alla squadra e al gioco». Un esempio? «Nel contrattacco, quando c’è una difesa alta in mezzo al campo è il palleggiatore a chiamare la palla. Sembra scontato e non è che queste cose non le sapessimo, ma non ci stavamo attente. Gianni mi piace perché è sicuro di sé, mi fa stare tranquilla e se sono in difficoltà e sul 22 pari mi suggerisce lo schema, io mi posso fidare. Però non sono una che parla tanto con l’allenatore perché poi sento la responsabilità e ho paura di deluderlo». E su di te? C’è qualcosa che ti ha suggerito di fare? «Beh intanto mi ha detto che ho delle potenzialità e che sono stata una scoperta, perché in passato non l’avevo convinto… comunque sì, mi dice di coprire sempre dopo l’alzata, invece io resto a guardare se il palleggio è fatto bene. Poi devo cercare di vedere quello che succede nel campo avversario prima di alzare. Il fatto è che se ci butto l’occhio perdo precisione e la precisione secondo me è fondamentale per un alzatore. Fofao ha iniziato a guardare di là dalla rete a ventisei anni. Io non ne ho ancora ventidue e se riuscissi a farlo prima sarebbe meglio. Sono ottimista». | |
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