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Interpreti: Pietro Rinaldi è: Peter Parker Grazia Rinaldi è: Mary Jane
Il senso di ragno quel giorno si fece sentire. Non riusciva a capire da dove potesse provenire quel pericolo ed in cosa consistesse. Da poco aveva preso la decisione di trasferirsi da Montichiari a Modena accettando una nuova sfida. All’ombra della Ghirlandina avevano bisogno di lui, per inseguire vittorie ormai troppo lontane. Rinverdire i fasti del passato era l’obiettivo che Peter condivideva con i suoi compagni e con l’allenatore Giani. Tutto andava bene, aveva appena lasciato il nuovo appartamento in centro, con il soffitto a travi e le scale, che appena viste aveva pensato utili per il suo allenamento quotidiano da uomo ragno. Ma quel giorno più si avvicinava al PalaPanini e più il senso di ragno era forte. Quasi nauseante. Peter fece finta di niente. Scese dalla macchina e prese la borsa. Entrò al PalaPanini, attraversò la Hall Of Fame con le gigantografie di tutti i campioni gialloblù e varcò le porte dello spogliatoio. Vedere i nuovi compagni e chiacchierare con loro gli fece quasi dimenticare il suo senso di ragno. Incominciò il suo allenamento come se niente fosse, seguendo le nuovo metodologie proposte dall’allenatore quando dopo l’ennesimo tuffo e l’ennesima botta alla mano il polso destro fece crac. Come se Goblin si fosse rifatto vivo. «L’infortunio mi ha messo ko – spiega Peter – ero carico per questa nuova avventura. La squadra nuova, le prospettiva di crescita, di vittoria, essere chiamato a recitare un ruolo importante all’interno di un progetto che si vuole trasformare in vincente. Ad una settimana dal campionato l’infortunio, il primo serio della mia carriera, mi fa crollare tutto addosso. I sogni e i pensieri di un’estate intera. Ero ancora a Desenzano quando il mio procuratore si fece vivo. Come spesso accade in queste situazioni, mi disse poche parole. Qualcosa del tipo: “Modena ti vuole”. Con Mary Jane ci abbiamo pensato tanto. Io avevo altri due anni di contratto a Montichiari, la nostra vita a Desenzano era tranquilla, come essere in ferie tutto l’anno, una vita bellissima. In riva al lago di Garda non c’è tanto lavoro per i supereroi, puoi accompagnare tuo figlio all’asilo in bicicletta. L’offerta però mi ha dato una carica emozionale grandissima. Il sogno della mia carriera e di un po’ tutti i giocatori era lì. Materializzato quasi dal nulla. Ma io, Peter, sarei stato un uomo finito, dovevo mettermi in discussione e la cosa mi infondeva una grande grinta. Un molla ideale per accettare». Avrebbe potuto lasciare la maschera nel cassetto. L’uomo ragno avrebbe potuto non esistere. La fortuna di Peter in questa piccola rogna dell’infortunio è stata quella di farsi male a Modena, una città il cui policlinico è all’avanguardia per la medicina della mano. La lesione legamentosa era seria. L’operazione era per i medici l’unica soluzione, ma questo voleva dire lasciare costume e ruolo di supereroe a Fabio Donadio, un suo compagno appena arrivato alla ribalta della Serie A1, ma soprattutto voleva dire stare lontano, ai box per un po’. «È stato sicuramente un momento difficile, io ce l’ho messa tutta per rientrare il prima possibile. Ho affrontato la riabilitazione con grande scrupolo e impegno e dopo due mesi e mezzo sono potuto tornare in campo. Quel periodo è stato duro anche perché a me piace stare con i miei compagni, trasmettere quello che ho dentro, la mia carica, la mia forza. Mi sentivo limitato, ma mi sono impegnato al massimo per guarire e poi quando non facevo terapia ero in palestra con loro o dietro le panchine durante le partite». |