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Lo avevamo lasciato una promessa ed è diventato una realtà. Era un debuttante della maglia azzurra e nel frattempo ha vinto un altro oro continentale e partecipato a un’edizione dei Mondiali non particolarmente brillante per i nostri colori. Lo avevamo lasciato a casa con i genitori Pietro e Clara, coccolato nella casa di Castiglione delle Stiviere e oggi lo ritroviamo a Desenzano, in un appartamento tutto suo, di una settantina di metri quadri incuneato tra il Lago di Garda e il castello di Desenzano. Lo avevamo lasciato con una storia da scrivere, un momento di passaggio in cui stava lasciando Montichiari ed era al centro degli interessi di molte società, lo troviamo a schiacciare con la maglia della M.Roma Volley. Ed ora tocca a voi, amati lettori, scrivere il nome del nostro personaggio del mese, gli indizi che vi portano a lui ve li abbiamo dati. Questo mese parleremo di Cristian Savani e di tutto quello che è successo nel frattempo, con un punto fermo: Cristian. A detta dei suoi amici, infatti, non c’è tanta differenza tra il Savani che gioca in Serie A e quello che giocava qui tra la serie C e la B. Stesso atteggiamento serio e concentrato in campo, stesse schiacciate potenti, ma anche la stessa voglia di divertirsi andando in giro con un motoscafo oppure standosene seduti al bar del suo amico Ale, a bere il pirlo (la più antica bevanda bresciana: molto simile allo spritz, è l’aperitivo più in voga sulle sponde del lago ndr), a dire le solite scemate con i compagni di sempre, quelli con cui basta uno sguardo diverso per cominciare a ridere perché c’è un’intesa di pelle. Un tipo di vita a cui non rinuncerebbe. Semplice e casereccia, non alla ricerca della celebrità. «Non sono famoso e non voglio diventarlo – spiega con serietà - non farei mai cambio con la vita di un calciatore. Sono più famosi e pagati, forse fanno anche meno allenamento, ma devono anche rinunciare ad avere una loro vita privata, alle cose più semplici. Per alcuni, come per Francesco Totti a Roma, è impossibile passeggiare per le vie del centro. Ci soffrirei troppo a non poter camminare per Desenzano perché circondato da persone che mi chiedono autografi. Credo che anche a lui piacerebbe fare una vita un po’ più semplice, con meno riflettori addosso. Nel nostro incontro ad esempio mi ha stupito. Era nato tutto per caso perché il nostro addetto stampa ha lavorato anche nell’ufficio stampa della Roma e ci descriveva Totti come una persona speciale, l’unico che si ricordava sempre di mandargli gli auguri a Natale. Abbiamo iniziato a prenderlo in giro e gli abbiamo detto di portarlo ad uno dei nostri allenamenti. Beh, lo sapete, un giorno è venuto per davvero e mi ha sorpreso. Mi immaginavo una cosa veloce: foto di rito, stretta di mano e ciao ciao. Si è fermato per 45 minuti ed ero a mio agio perché Totti è il simbolo dello sport romano ma con me è stato soprattutto un ragazzo simpatico, estroverso, gentile. Ha detto anche che gli piacerebbe venire a vedere una delle nostre partite, ma se venisse al palazzetto sono convinto che non ci guarderebbe più nessuno». Ubi maior. In realtà a Roma Savani e compagni hanno costruito qualcosa di particolare, un feeling con un pubblico che nelle mani aveva ancora vivo il ricordo di grandi vittorie come lo scudetto della Piaggio Roma o l’oro degli Europei del 2005, ma che andava riconquistato, riportato al palazzetto per fargli vivere domenica dopo domenica il più bel campionato del mondo. «Con Roma e i romani è nato subito qualcosa di speciale e che ci ha stupito. Dovevamo farci conoscere dalla gita e puntavamo a far avvicinare il pubblico piano piano, lavorando nelle scuole, con grandi promozioni rivolte alle scuole o al territorio. Si sono subito affezionati a noi ed erano tut ti giovanissimi Partita dopo partita aumentavano anche grazie ai risultati. La stagione passata è stata al di sopra delle aspettative. I risultati sportivi sono fatti: secondi alla finale di Coppa Italia, usciti in semifinale nei play off scudetto contro Treviso, la squadra che lo ha vinto. Non ci sono nei in un anno così, l’unico rammarico sono state proprio le partite di semifinale, perché secondo me non abbiamo espresso il nostro gioco, non tutto il nostro potenziale. Abbiamo giocato bene ma avremmo potuto fare qualcosa di più. Treviso è una grandissima squadra, sono bravi a mettere pressione e a nascondere i loro momenti di difficoltà. Non entrano in panico, sanno come uscirne perché si conoscono, perché sono situazioni che hanno già affrontato, perché non hanno nulla da dimostrare. Tutti riconoscono la forza di quel gruppo. Il mio futuro lo vedo bene ancora a Roma perché mi sono trovato molto bene. La città è bellissima, la società fantastica, il presidente Massimo Mezzaroma una persona stupenda che si preoccupa per noi anche fuori dalla palestra. L’idea dello sport e della pallavolo che ha la proprietà è molto romantica, particolare. Il presidente vorrebbe che la squadra fosse una grande famiglia, ma è anche il primo che scende nello spogliatoio quando le cose non vanno. Per conquistare una città come Roma non puoi solo giocare, solo allenarti. » |