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GIOCO IL JOLLY
Anteprima dell'intervista a Manuela Secolo  realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con gli scatti di Fiorenzo Galbiati su Pallavolo Supervolley di gennaio 2008

E' tutta una questione di tempi, la vita. Giochi titolare contro il Kenya e un’oretta dopo sorridi
agli obiettivi dei fotografi con in mano il Vabochan rosa. Azzecchi tre attacchi consecutivi nella partita più importante della Coppa del Mondo e ti becchi un’intervista su Pallavolo Supervolley. Fai parte delle dodici campionesse che si sono conquistate Pechino dominando la World Cup e, per dire, te ne vai a Zelig. Non è che poi vanno a pensare che in realtà di solito stai in panchina. Perché in panchina una così non ce la terresti mai. E allora ti affibbiano il ruolo di jolly: nata per risolvere i problemi. Per fare la fortuna degli allenatori che, capita al volo la situazione, si girano verso di te e tu, due minuti dopo, sei lì che schianti un lungolinea imprendibile per la sfortunata brasiliana di turno. Titoli di coda. Fatti, luoghi e persone non sono affatto puramente casuali, ma hanno un nome, Manuela, un cognome, Secolo, ed un indirizzo, Treviso. Parliamone. «Ho una capacità spiccata di riuscire ad entrare in partita da fredda, ho la tranquillità di azzeccare le mosse e questa è una dote in più che mi dà la possibilità di mettermi in vista. Ma devo avere pazienza e farmi trovare sempre pronta quando vengo chiamata in causa. Non sono una persona che perde la calma, negli anni ho raggiunto la maturità di imparare ad aspettare il momento giusto, mentre prima ero molto impulsiva. Perché io, se mi faccio prendere dall’ansia, rischio di buttare via un’occasione e non lo posso permettere». Lavoro mica da ridere non sbagliare i tempi. Ogni situazione i suoi. Hai un bel da provare, ogni volta… Per iniziare a raccontarvi la storia della ragazza che sussurrava alle lancette, partiamo proprio dall’ultimo periodo. Quello in nazionale. Un dato ci colpisce subito: se scorriamo a ritroso i calendari, la storia in azzurro di Manuela è fatta di infiniti c’è-non c’è. Senza logica, spesso. «Io non ho una lunga storia in azzurro. Io ho fatto molti fuori-dentro. In Juniores tanti collegiali ma poche convocazioni e in seniores ho giocato pochissimo. Spero di poter avere una storia da raccontare da ora in poi…». E allora cominciamo a parlare di questa lunghissima
estate azzurra. Te l’aspettavi? «No, non era in preventivo. Avevo sentito fare il mio nome, ma stavo con i piedi per terra, se non vedo non credo, mi dicevo. Poi un giorno, sul cellulare, mi trovo la chiamata di un numero che non conosco. Richiamo e dall’altra parte: “Ciao sono Massimo…”». Adesso, avete presente quando fai finta clamorosamente di sapere chi è Gianluigi ma in realtà, in quel momento, non ricordi di conoscere nessun Gianluigi? Bene, la nostra Manuela per un tot indecifrabile di secondi non aveva realizzato con quale Massimo stesse parlando.
 

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