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SERGIO: "RESTO ESCADINHA"
Anteprima dell'Intervista a Sergio, realizzata di Mario Salvini. Il testo integrale con numerose fotografie su Pallavolo Supervolley di Maggio 2005
È questo il soprannome, l'apellido che Sergio, il libero del Brasile campione olimpico e della Copra Piacenza, aveva sulla maglia a inizio carriera. Lo stesso di un famoso boss del narcotraffico. Un nome che è rimasto, così come il suo stretto legame alla favela di Pirituba, dove è nato e vive tuttora con moglie e figli. Non è stato fortunato, Sergio. È arrivato in Italia nella stagione attraversata dall'inverno più lungo e uggioso degli ultimi anni. Per uno come lui, che dopo i primi giorni di pioggerellina era già incupito e che non appena la temperatura è scesa sotto i 15 gradi ha cominciato a dire di avere freddo, tutto quel grigio è stata un vera iattura. E probabilmente sarà stato un caso, ma proprio quando la serie di semifinale sembrava compromessa, col Perugia che conduceva sul suo Piacenza per due partite a zero, quando finalmente dopo diversi giorni che sembravano aver spostato l'autunno a fine aprile, è uscito il sole, Sergio ha giocato la sua miglior partita della serie in ricezione. Che però, purtroppo per lui e per Piacenza, è servita a poco. Fino all'ultimo, dunque, il libero che ha vinto tutto con la sua nazionale del Brasile (oro olimpico, mondiale, World League,Coppa del Mondo) ha avuto continue conferme di quel che aveva già capito e confessato appena arrivato in Italia, all'indomani del trionfo di Atene. «La serie A1 è il campionato più difficile del mondo. Perché non ci sono mai partite facili,non ti puoi rilassare nemmeno un attimo. Ogni squadra, anche le ultime della classifica, possono mettere in difficoltà le migliori», aveva detto dopo le prime giornate giocate con la maglia della Copra. Quando se ne era uscito con una dichiarazione che aveva lasciato piuttosto perplessi. «L'unica cosa che mi sorprende - disse - è che si lavora poco». Aveva ancora nelle gambe e nella testa i ritmi forsennati imposti dal suo Ct Bernardinho durante un massacrante ritiro estivo con tanto di corse ed esercizi all'alba sulla spiaggia a Rio de Janeiro. Un lavoro durissimo, del quale molti dei suoi compagni hanno risentito ancora nel corso della stagione italiana. E che gli hanno reso leggeri anche gli allenamenti del sergente Ljubo Travica.
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