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FULL DI JACK


Anteprima dell'Intervista a Giacomo Sintini realizzata da Fabrizio Rossini
Il testo integrale con gli scatti realizzati da Fiorenzo Galbiati, su Pallavolo Supervolley di Luglio/Agosto 2005

Gli occhi sottili, quasi senza ciglia, lo guardavano spietati, con tutta la severità dell'insegnamento orientale. Come l'anziano maestro di “Karate Kid”, quello di “dai la cera, togli la cera”. Era uno dei primi giorni in palestra, a Treviso, per Giacomo “Jack” Sintini. Una cariolata di emozioni. Per la prima volta via da casa, ben più lontano di quella parentesi forlivese che aveva vissuto l'anno prima. Nel regno dei Benetton, dei vincenti.
In palestra con Fabio Vullo, uno dei suoi idoli. Addosso, quella maglia nera sognata per anni, vista tante volte in tivù o in campo, ma di là dalla rete. E, di fronte a lui, con quegli occhi freddi chein quel momento gli leggevano l'anima, uno dei maghi del palleggio, un genio della traiettoria, un principe della parabola: Ho Chul Kim. Il coreano, in quel primo giorno nella palestra della Ghirada, avrebbe potuto raccontare qualunque cosa al ragazzetto: lui l'avrebbe bevuta. “Se tieni un calzino su e uno giù, ti viene meglio il primo tempo”… Jack l'avrebbe fatto. Ma il tecnico gli disse una cosa sola, togliendo un Molten dal carrello e porgendoglielo. «Tieni questa palla. Da stanotte, tu dormi con lei. La tieni nel letto. Devi imparare a conoscere ogni dettaglio, ogni sua cucitura. Non abbandonarla mai». «Beh - racconta Jack anni dopo, adagiato sul divano di casa Sintini, mentre Fiorenzo Galbiati lo accieca col flash - ci crediate o no, da quel giorno non ho mai smesso. Ho sempre la palla nel letto, se manca non sono tranquillo. Non ci dormo abbracciato, ma è sempre al mio fianco».Il salotto di cui parliamo è a Villanova, frazione di Bagnacavallo, nella campagna ravennate. Il dettaglio è importante, perché Bagnacavallo è il piccolo paese che ha generato grandi giocatori della storia del volley nazionale come Rossana Pasi, Andrea Gardini, Nadia Tavolieri. Ci dev'essere qualcosa nell'acquedotto… In casa Sintini vivono il dottore Giuseppe (primario di ginecologia a Lugo), la moglie Daria (di professione mamma full time), il centrale Tommaso (fratello maggiore di Jack), il centrale Mattia (fratello minore dei suddetti), il cane Yoghi (enorme), il bianco gatto Dormino (felino jackiano), il gatto nero Mina (altrimenti detto Oreste). Anni fa il losco figuro che sta scrivendo queste righe era un cleptomane di notizie di pallavolo. Nel parcheggio del PalaCosta,all'uscita di quella palestra che ha figliato tre quarti della Ravenna pallavolistica, incocciò in un gruppetto di dirigenti della squadra maschile. C'era, immancabilmente sigaretta- fornito, Nerio Lontani, anima del PalaDeAndré, uno che ancora oggi fa il d.s. ombra di una squadra di A1 ma non possiamo dire quale. C'era Peppone Brusi. C'era Stefano “Cisco” Recine. Prima di balzare sulla scassata Mini 90, il giornalista chiese se per caso, dopo Bendandi e Rambelli, i tre avessero plasmato qualche altro bravo alzatore, con la complicità del grande Skiba. Cisco non ci pensò un attimo: “E fiòl de dutòr” (per i non romagnoli: “il figlio del dottore”). Rapida ricerca portò al fratello di Tommaso Sintini, all'epoca nelle giovanili di Ravenna, appunto figlio di un primario: il giovane Giacomo. Già, il figlio del dottore. Cinque macchine usate successive e molti anni dopo,
non serve Tuttocittà al vostro cronista, a Villanova di Bagnacavallo, per trovare casa Sintini. Basta un caffè al bar del centro, chiedere all'immancabile quartetto di giocatori di carte, anzi, all'immancabile “angolare”, l'anziano che non gioca mai e da anni guarda gli altri quattro. “Scusi, casa Sintini?”. L'angolare è meglio di un navigatore Tom Tom, a Villanova… «Ravenna è stata determinante - riflette Jack -. Ho
incontrato gente che credeva in me, mi dicevano che avevo possibilità di sfondare. Giuseppe Brusi mi ha aiutato tantissimo, come Stefano Recine: e dopo le ore di palestra con Skiba e Bonitta, ho visto arrivare le prime soddisfazioni con Fausto Polidori in nazionale, le prime presenze in serie A a 17 anni. Giocavo a calcio, da piccolo. Ma mi sentivo a disagio, non era il mio ambiente. Mio fratello Tommaso aveva cambiato sport, giocava a pallavolo a Bagnacavallo. Sono andato a vedere le sue partite. E poi ho visto il Messaggero di Vullo, di Gardini, di Timmons, di Kiraly, al PalaDeAndré. Mi sono appassionato e una sera ho detto: “Babbo, cambio sport”. Lui è stato chiaro. Finisci l'impegno col calcio e dopo, se vuoi, vai a far volley. Ho fatto un mese o due qui a Villanova, poi sono andato subito al Messaggero, mi videro i loro talent scout Tartaul, Brunella Manetti, Paolo Pasini…»
.Ed è nato Jack. Perché è così che è avvenuto il battesimo.

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