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L’internazionale Estratto dell'intervista a Liubov Sokolova realizzata da Isabella Mignani. Il testo integrale con numerosi scatti su Pallavolo Supervolley di febbraio 2010 |
La zarina, Liubov Sokolova è tornata. Tornata in Italia, nella sua Monte Schiavo Banca Marche Jesi. Tornata per vincere. Per affermare, ancora una volta e semmai ce ne fosse bisogno, la sua forza, il suo cristallino talento. Al di sopra di ogni dubbio. Al di sopra di ogni cattiveria. Dopo il suo ingaggio qualcuno aveva malignato sul suo ritorno, quasi che il campionato italiano fosse un luogo in cui svernare dimenticandosi che la Findomestic Volley Cup resta una delle competizioni nazionali più toste al mondo e che mai come quest'anno ha nell'equilibrio una delle sue chiavi di lettura. La sua second a “avventura” tricolore Liubov la interpreta diversamente. «Dopo la stagione in Spagna e nel mio paese, avevo voglia di giocare nel campionato più difficile, in quello che è visto come un modello e dove la vittoria che conquisti ha valore per tutti. Se vuoi vedere se sei davvero forte, qui lo puoi scoprire». Avrebbe potuto scegliere l'Italia per svernare, per guadagnare senza troppi patemi, tanto gli allori nel cassetto ci sono già, tanto il nome Sokolova è un nome mondiale, non ha bisogno di affermarsi, di farsi conoscere, di conquistare consensi. Avrebbe potuto, se Liubov Sokolova non avesse impresso tra le fibre dei suoi muscoli parole come serietà, professionalità. La pallavolo è un lavoro e come tale merita rispetto ed impegno. Un capitale messo a disposizione della formazione marchigiana, ancora una volta capace di allestire una formazione competitiva per inseguire sogni mai raggiunti. Lei, inserita nello scacchiere di Nesic come opposto in diagonale alla palleggiatrice Dall'Igna, risponde presente e più le si chiede, maggiore è l'impegno. Come quella volta, contro Castellana Grotte, in cui ha messo a segno 42 punti, record in A1 nell'era Rally Point System. Un successo personale messo a segno per il bene di tutti. «È uno score eccezionale, ma credo che quella domenica non ci fossero tante alternative. Abbiamo iniziato il match senza due titolari come Simona Rinieri e Raffaella Calloni, ferme per dei problemi alla spalla. Era normale che la palleggiatrice si affidasse a me. Attaccare e fare punto era la cosa giusta da fare. Simona e Raffaella poi sono entrate, ma le loro condizioni non permettevano una distribuzione più equilibrata». |
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