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APOLOGIA  DI UN CAMPIONE TRANQUILLO


Intervista Luca Tencati realizzata da Fabrizio Rossini
Il testo integrale con gli scatti realizzati da Daniela Tarantini su Pallavolo Supervolley di giugno 2006
 
Luca Tencati e la storia di un antieroe che non ama le grandi ribalte, preferisce parlare poco e lavorare, a dimostrare quanto vale ci pensa il campo. E’ la storia di un giovane 27enne da nove anni nella città della Marca, è la storia di un vincente schivo e silenzioso che ama i fatti, per l’appunto, più di ogni altra cosa. E lo noti anche dal modo di esultare o meglio di non esultare, nessun urlo, nessuna corsa attorno al campo “stile Brasile” ma solo un sorriso, sì perché se Luca deve comunicare lo fa sorridendoti o dandoti una pacca sulla spalla, quella è la sua approvazione, quello è il suo modo di non sembrare troppo extraterrestre. Il miglior muratore italiano del nostro campionato ha iniziato dopo che l’altezza iniziava a farsi ingombrante per il gioco del calcio. «Ho sempre giocato a calcio, e ho giocato fino a quando sono partito per Parma. Per due o tre anni, volley e calcio sono stati contemporanei, giocavo con il figlio del prof Colombi (l’uomo che lo portò a Treviso ndr), è uno dei miei migliori amici: lui stopper, io libero. A pallavolo ho dovuto provare a giocare per forza, vista l’altezza. Non ero mica male, come giocatore di pallone, ma negli ultimi mesi di attività ero frenato dall’altezza, stavo crescendo troppo, ma ho dei bei ricordi. Una delle cose brutte della Sisley è l’impossibilità di giocare a calcetto in allenamento, a parte quel timido preriscaldamento in cui tiriamo due calci prima delle partite. Forse Bagnoli teme gli infortuni». Ma torniamo al miglior muratore italiano e soprattutto alla sua modestia, al suo altruismo nei confronti della squadra perché per lui il merito dei suoi score va tutto o in gran parte ai suoi allenatori. «Il muro è il fondamentale dove riesco meglio. Ma non mi sento un individualista, neanche quando prendo un bel muro a uno. Do una mano alla squadra, e basta. Gran parte di quello che ho imparato è merito della Sisley, di Daniele Bagnoli, di Roberto Piazza. Quando muro, la maggior parte del merito va a loro, ai miei tecnici: perché prepariamo sempre benissimo le partite. Poi, è chiaro, ci metto il mio; e mi sembra anche di essere migliorato». Queste poche righe spiegano quanta dedizione e semplicità c’è in Luca Tencati senza contar del riconoscimento che ha nei confronti dei suoi tecnici, un ragazzo che in punta di piedi è entrato nello spogliatoio Sisley e s’è ritrovato come compagno di stanza Gardini. «Finii in camera col Gardo: prima trasferta, in albergo, io dormire di fianco a Gardini? Avevo paura a muovermi, il terrore di russare… Poi lui mi ha messo perfettamente a mio agio. Sono stato fortunato».
Fortuna e meritocrazia vanno dati – come sempre per lui – alla società veneta. «Il merito va alla Sisley, che mi ha portato qua. Il mio grazie va a loro, mi hanno fatto crescere enormemente nelle giovanili. Lì c’è un allenatore come Michele Zanin, che sforna giocatori da serie A con estrema regolarità». Se è vero che questo ragazzo non ama tante parole, sicuramente, sa tirar fuori quelle giuste per tutti, non parla sicuramente a vanvera ma pesa e soppesa ogni singola sillaba. Da poco Tencati si sta togliendo soddisfazioni importanti con la maglia azzurra, prima era il terzo centrale ma dall’estate scorsa è regolarmente in campo e l’Europeo di Roma gli ha dato la prima vera vittoria con la maglia della nazionale seniores. «La prima vittoria importante in azzurro, giocata
sempre, l’inizio vero dell’avventura azzurra. Fino a quell’evento per me la maglia della nazionale non era stata vissuta così da protagonista. Mi ricordo l’esordio a Trento, all’All Star del 2000 con Anastasi: emozione tosta, pensa che avevo giocato titolare dall’inizio e non so come mai (ride). È vero che con le giovanili avevo avuto un sacco di esperienza, quella chiamata era il coronamento di tanti anni di sacrifici, delle estati con gli azzurrini. Cinque anni dopo, quell’oro di Roma è un biglietto formato maxi, mi piacerebbe continuare questa avventura, il ricordo è grandissimo e incancellabile. Ho tutto in mente come se fosse ora: la premiazione, i canti del pubblico, tutte quelle ragazzine che strillavano i nostri nomi…»
. E adesso di ragazzine ops, ragazze neanche l’ombra. Non c’è più la miss che tanto gli aveva fatto battere in cuore da questo inverno è tornato ad essere single, ma sull’argomento non si sbottona e soprattutto non vuole che si vada oltre. Riservatezza prima di tutto. E quindi si torna a parlare di volley, di un futuro ancora in certo anche se il cuore gli sta dicendo di rimanere a Treviso e poi del suo inspiegabile tic e a quanto pare la causa sembra essere la tensione agonistica. Appese le ginocchiere al chiodo il Tenca non sa ancora cosa farà ma di certo soppeserà anche il suo avvenire.

Recensione a cura di Antonietta Paradiso
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