logo
Homepage
Abbonamenti
Edicola
@-dicola
Arretrati
Personaggi
Volleyshop
Links
News
Pechino 2008
Info e Contatti
Una vita in volo
Un Angelo Biondo
Video
 togut1005

NESSUN DOLORE


Anteprima dell'Intervista a Elisa Togut realizzata da Isabella Mignani
Il testo integrale completo di foto, su Pallavolo Supervolley di
Ottobre 2005

Elisa Togut ha ancora l’amaro in bocca. Quella sconfitta contro la Polonia, nella finale degli Europei di Zagabria, non riesce ancora a cancellarla. È andata avanti. Il suo club, la Monte Schiavo Banca Marche Jesi, l’ha richiesta subito. C’è bisogno di lei per metter giù la palla, c’è bisogno di lei nella creazione di un nuovo gruppo. Il suo equilibrio e la sua grinta sonoingredienti fondamentali per qualunque squadra. Lei ne è consapevole, anche se certi giudizi li lascia agli altri. Noi lo sappiamo perché la nazionale con lei ha sempre avuto una marcia in più, soffrendo il suo infortunio e la sua forma non al top più di chiunque altri. Non è certamente un caso che la prima medaglia europea della nazionale seniores, dopo Berlino 2002, l’Italia l’abbia conquistata con lei in campo, pronta ad attaccare ogni pallone che passasse dalle sue parti. Nella mente di Elisa, però, la sua prestazione individuale passa in secondo piano. In primo, indelebile ancora per un po’, c’è il rammarico, il rimpianto. La peggior tortura per un atleta. Il machiavellico gioco del se e del ma esiste solo in questo caso. Elisa Togut sapeva sin dall’inizio di questa estate che l’Italia era destinata all’oro, che l’Italia era la squadra più competitiva, più completa ed ha sempre avuto il coraggio di dirlo. Si è esposta. Si è assunta delle responsabilità in tutte le dichiarazioni che ha fatto. Le frasi di circostanza le ha abolite, piuttosto meglio non parlare. Voleva l’oro a tutti i costi, forse per sigillare i tempi bui della sua
carriera. «Anche a mente fredda non è facile analizzare la sconfitta con la Polonia. L’europeo che abbiamo giocato è stato di alto livello, sicuramente abbiamo fatto vedere delle cose interessanti, ma questo argento non lo riesco ad apprezzare perché la vittoria era alla nostra portata. Io non so cosa sia saltato contro la Polonia, forse la nostra capacità di reazione. Durante tutto il torneo siamo sempre riuscite a uscire dai momenti di difficoltà, contro di loro no. Se avessimo vinto quel secondo set…».
Eccolo il primo se, quello che andrebbe scritto tutto in maiuscolo, perché indica il crocevia della finale. «Quel secondo set forse avrebbe cambiato il corso delle cose, ma forse la Polonia avrebbe vinto lo stesso». Il primo ma. È indubbio, infatti, che l’Italia vista in
finale fosse, per atteggiamenti e gioco, inferiore all’Italia a cui eravamo abituati, ma la Polonia ha giocato una grande finale. «Sono partite battendo forte e noi abbiamo iniziato a soffrire in ricezione, hanno avuto anche un pizzico di fortuna, ma non hanno vinto per la buona sorte. Sono scappate e noi abbiamo dovuto inseguirle. Sempre. Con l’affanno. E quando giochi, quando devi giocare per impattare, per colmare il gap, per costruire break che ti riportino in equilibrio… beh allora perdi tranquillità».

built with Fastportal3 by FASTNET S.p.A.