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| COSMOPOLITAN |
Anteprima dell'Intervista a Wout Wijsmans realizzata da Fabrizio Rossini Il testo integrale completo degli scatti realizzati da Daniela Tarantinii, su Pallavolo Supervolley di Gennaio |
Presentazione del 61° Campionato. Teatro Romano di Verona. Lo show è finito. Ron si prepara nel suo camerino per la partenza; Leo Turrini, dopo il suo show con De Giorgi stile Totò e Peppino, è già in autostrada; Lorenzo Dallari è sceso dal palco e saluta gli ultimi ospiti. E intanto il personale della Lega Pallavolo si prepara a svuotare lo storico teatro. Le due fanciulle si avvicinano, titubanti. Una delle due tifose alza il dito e importuna un tipo, alle prese con degli scatoloni: “Senta, non è che nelle prossime interviste su Pallavolo Supervolley si potrebbe occupare di Wijsmans?”. Wijsmans? dice lui. “Sì - prosegue lei, sorridendo -. A parte che è un gran gnocco, si parla così poco di lui. Vorremmo saperne di più”. Il tipo ci pensa su: è vero. Fra tanti belgi famosi (come l'insalata e il Congo), di Wout si sa veramente poco, a dispetto dalla valanga di punti che ha segnato in Italia negli ultimi anni. Il nostro pensa a patteggiare. Magari se le due ragazze lo aiutassero con gli scatoloni… Molti mesi e scatoloni dopo, con gli obiettivi di Daniela Tarantini alle costole, il dito preme sul campanello di un grande residence, alla periferia di Cuneo, dove vivono molti dei giocatori della Bre Banca Lannutti. La voce, accento con “erre” arrotata, li invita a salire. La casa cuneese di Wout Wijsmans è grande, bella e luminosa. Si affaccia su un campo da golf a nove buche, dove (curiosamente) il nostro non si cimenta quasi mai nonostante sia un esperto e abbia la sua bella sacca con mazze, in corridoio. Dalle grandi vetrate il sole illumina il vasto ambiente che fa da salotto e cucina, e la luce dei raggi, di taglio, mostra già molti degli interessi del prode Wout (a proposito, per chi non avesse mai ascoltato i precisi telecronisti Sky, la pronuncia esatta è “Vòut”, si scrive come si legge), a cominciare dalla cucina. I mobili e gli accessori di casa sono in buona parte Ikea. E il motivo c'è: papà Wijsmans, Noel, è il Direttore Vendite Europa del colosso svedese. Ma Wout garantisce: li ha pagati tutti, quei mobili. Con un piccolo sconto, vero, ma in moneta sonante: e lo stesso ha fatto con quelli per la casa sul lago di Como, che ha comprato insieme a papà (a 15 km dal maniero di George Clooney). La scelta di arredare casa è anche legata al corposo rinnovo con cui lo schiacciatore belga si è legato ai piemontesi. Fino al 2009, picchierà il Molten per loro. Dunque comprensibile che abbia chiesto un appartamento vuoto per riempirselo a suo piacimento, dato che vivrà lì per altri quattro anni. Terminato il servizio fotografico, dove il diligente Wout si presta a ogni angheria di pose, ci sediamo al tavolo, illuminato da un candelabro (marca svedese, non vi diciamo quale…) a forma di W, come le sue iniziali. Cominciamo da un quesito banale, ma veritiero: di mr. WW si sa ben poco. «Io - attacca Wout - sono molto sulle mie. Faccio vita riservata. E questa forse è la prima causa di questa cosa, effettivamente vera. L'altra è che in Italia ci sono tanti giocatori, magari della nazionale, più interessanti di me, con una vita che dà più all'occhio. Viaggiano, e forse è per questo che ci si interessa di più a loro, perché giocano tutto l'anno, mentre io resto fermo 3 mesi e in quel periodo sparisco». Cominciamo dall'inizio quindi, per scoprire la vita incredibilmente cosmopolita del giovane Wout, che compirà 28 anni il prossimo luglio. «Sono nato ad Hasselt, 125mila abitanti, nord del Belgio, vicino a Eindhoven. Una bella città, conosciuta per lo shopping e i suoi ristoranti. Ci sono nato lì, ma non ho abitato. Solo lì nei pressi, ma più avanti, quando tornai a giocare in Belgio. La mia famiglia, cioè io, mio padre Noel e mia madre, Moniek Cauberghe, ha cominciato subito a girare il mondo, cambiato spesso paese, seguendo gli spostamenti professionali di mio padre. Oggi i miei genitori sono separati. Mia madre gestisce un bistrot-pub a Zonhoven, la città dove poi ho iniziato a giocare in serie A: un bel posto, per una clientela quarantenne, dove puoi mangiare bene a pranzo e alla sera gustarti una buona birra belga. Mio padre ora vive a Zurigo, prende praticamente l'aereo tutte le mattine per la Svezia, o altre destinazioni, Cina o Canada che siano. Ci trasferimmo a Bruxelles che ero piccolo, poi in Svezia da quando avevo 6 anni fino a 13: vivevamo a Helsingbor. Quindi ci siamo spostati in Danimarca, a Copenhagen. A quel punto mia madre aveva lasciato il lavoro, i trasferimenti erano continui. Per questo sono legatissimo ai miei: cambiando così spesso non solo città, ma anche nazione, gli amici duravano poco. I miei genitori erano le presenze fisse, costanti. A 15 anni ero a Montreal in Canada. La città che forse amo di più: è bellissima». | |
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