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I'M NOT A BAD GIRL
Estratto dell'intervista a Kim Willoughby realizzata da Eleonora Cozzari
Il testo integrale con numerosi scatti su Pallavolo Supervolley di marzo 2009

Le porgiamo il ritaglio di giornale solo a metà intervista. Ci assicuriamo, prima, che non abbia problemi a parlarne e quando siamo arrivati a toccare l’argomento, tiriamo fuori dal taccuino quell’articolo. Ce ne siamo tenuto uno, il più rappresentativo. Ma a metà settembre, non solo a Perugia, tutti parlavano di lei: dell’argento olimpico che rischiava il carcere. Kim Willoughby prende in mano il quadrato di carta rosa, lo fissa e ci racconta. Per onor di cronaca, vi dobbiamo dire che se vi avvicinate a Kim per chiederle un commento post partita o una foto, lei vi risponderà in italiano, ma se è della sua vita che stiamo parlando, beh, la conversazione le piace tenerla in inglese. E allora ci facciamo aiutare. Noncurante dell’ora di pranzo, dei pesi appena conclusi, di domande che vanno a rivangare un accaduto non certo piacevole, ha l’occasione di parlare di quello che tutti hanno definito come l’ennesimo comportamento violento della cattiva ragazza americana e non si tira indietro. «Era il 2006, ero tornata dalla stagione passata a Murcia e aspettavo il visto per l’Italia dove, a Santeramo, avrei giocato per la prima volta nel vostro campionato. Ero in un pub che aspettavo il ragazzo di mia sorella più piccola. Lì due ragazze hanno cercato di provocarmi. Vi dico solo che se le vedessi ora neanche le riconoscerei. Per farle stare buone avevo pure offerto loro da bere, ma avevano già bevuto abbastanza e non smettevano. Allora stavo per uscire. Loro hanno fatto lo stesso e ci siamo ritrovate fuori faccia a faccia. Una delle due, la più piccola di corporatura, aveva in mano la sua scarpa con il tacco e me la puntava addosso. Io per non prendermela con lei mi sono rivoltata verso la seconda e mi dispiace, davvero, di averle fatto male. Ma lì per lì non è successo niente e solo dopo ho saputo che quella che ce l’aveva tanto con me, era la ex del ragazzo di mia sorella che mi aveva scambiato per lei…». non fosse che quando torna alle Hawaii, dove vive, quella storia torna a galla dopo che i giornali pubblicano diversi articoli su di lei. «Evidentemente quella ragazza mi ha riconosciuto e quando ha saputo della mia fama e del successivo contratto che avevo ottenuto in Italia, mi ha denunciato». Kim le aveva comunque rotto il naso, questo bisogna dirlo. Ma la denuncia non viene accettata e lei va a Chieri. Intanto le Olimpiadi si avvicinano, i riflettori sono ancora puntati sulla Willoughby e mentre lei è a Chieri la ragazza del pub torna all’attacco. «A quel punto ho chiamato il mio avvocato, che però mi ha detto di andare in nazionale tranquilla». Dei Giochi parleremo più tardi, sta di fatto che il caso, almeno da noi, scoppia al ritorno da Pechino, quando la corte di Honolulu la convoca per testimoniare. «Io mi sono proclamata non colpevole, avevo anche trovato dei testimoni che avrebbero dichiarato che non ero stata io a cominciare, ma quella ragazza non si è nemmeno presentata. Alla fine abbiamo patteggiato e quando finisce il campionato ed io torno in America le rimborserò i soldi delle spese mediche e tutto sarà risolto».

 

 

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